Otto No per Theresa May

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Otto proposte di Theresa May, otto no del parlamento. la copertina di The Guardian riassume l’empasse ormai simile a una voragine in cui si trova il parlamento britannico. Un guazzabuglio incomprensibile per la maggior parte del popolo, sia inglese che europeo.

Diciamo lo fuori dai denti, ne abbiamo disperatamente piene le scatole di sentire ogni giorno al telegiornale di questo tira e molla. Anche perché la maggior parte della gente non riesce a capire la complessità di questi accordi che devono essere disfatti e di tutte le contorte regole che sottintendono l’abbandono dell’Europa. Verrebbe da dire: fatevela fuori una volta per tutte e poi ci avvisate quando siete arrivati a una soluzione.

La cosa ridicola di tutta questa storia partita coi roboanti proclami sovranisti di gente come Nigel Farage e company è che l’isola britannica è profondamente nella cacca. Nessuno aveva preparato gli inglesi a questi scenari assurdi e al blocco del parlamento, separato in troppe fazioni che curano i propri interessi particolari, impedendo di fatto di trovare una soluzione.

La May ora ha messo sul piatto la sua testa. O accettate la mia opzione o me ne vado, con tutto ciò che comporta. Nuove elezioni si avvicinano a passi da gigante e anche l’ipotesi di un nuovo voto non è più così peregrina anche se non facile.

Resta indubbio che questa storia della Brexit non abbia per niente fatto bene all’Inghilterra, che si ritrova, dopo tre anni, a gestire fughe di aziende, problemi territoriali e un inceppamento del parlamento.

Oggi ancora una volta, chi tra i sovranisti e le destre nostrane inneggiava all’indipendenza britannica, tace vergognosamente. Anche perché la storia ha dimostrato proprio gli scenari che i fautori del remain paventavano.

Oggi la Gran Bretagna post Brexit subisce una frenata senza precedenti, con una crescita economica che si assesta all’1,4% in calo, come prevede la banca d’Inghilterra al 1,2%. In due anni, dal 2015 al 2017, l’inflazione è passata dallo 0,5% al 2,3%. I salari hanno interrotto la crescita e in alcuni casi sono regrediti. Non una tragedia per ora, ma lo scenario ingrigisce sempre più, non essendoci segnali di ripresa a breve termine.

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