Pulcini triturati? Eh no!

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A me piace il pollo, è una carne bianca, più sana e leggera. Sappiamo che i polli sono maltrattati alla grande, ma facciamo finta di niente. Ci hanno permesso di lavarci la golosa coscienza con l’idea pastorale di polli prima liberati come schiavi dalle batterie, poi allevati all’aperto, poi all’aperto in mezzo a boschi bucolici, al punto che l’illusione di mangiare polli felici è forte.

Stessa cosa le uova, prima prodotte in batterie (ricordiamo tutti gli orrori di galline stipate a decine in gabbie di rete metallica) poi a terra in capannoni, poi all’aperto pure loro, e queste le vediamo anche in giro che zampettano felici nei prati.

Sì, poi però vivono due o tre anni, finche spremute come limoni depongono uova e poi bye bye…le fattorie per galline a riposo sappiate che sono rare.

Insomma, il mondo del pollame è crudele, anche se è migliorato parecchio negli ultimi anni, almeno in Svizzera. Ora si scopre che si vuole vietare di triturare i pulcini. Non è una bella cosa, anzi, è una cosa che fa un po’ male. Perché forse non tutti sanno che i maschi servono a poco. Non fanno uova, e allora vanno scartati e “terminati”.

Cioè oggi, in questo meraviglioso mondo bio fatato, dove immaginiamo polli felici girovagare in prati pieni di papaveri, è permesso dalle ordinanze federali di triturare i pulcini. Leggiamo da TIO:

“La triturazione di pulcini vivi deve essere vietata in Svizzera. Il Consiglio federale sostiene una mozione in tal senso della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Nazionale (…)L’attuale ordinanza (articolo 178a capoverso 3) permette l’omogeneizzazione dei pulcini, o in altri termini la triturazione di quelli vivi. «Ma se la velocità delle lame non è regolata correttamente, alcuni possono sopravvivere dopo aver subito gravi mutilazioni», deplora la commissione.”

A me piace il pollo, come ho già detto, e sarò anche un ipocrita, ma ‘sta cosa mi viene contro. L’idea di pulcini presi e gettati in un frullatore è abominevole. Non tanto per il gesto in se stesso, che magari è anche pietoso e li uccide all’istante, quanto per il concetto.

Oggettivamente vedere questi imbuti di acciaio dove mani impietose gettano ‘sti uccellini che pigolano e finiscono nel buco del trituratore è brutto.

Così l’animale non è più un essere vivente, ma un oggetto, una deiezione da espellere. Omogeneizzazione, la chiamano questa pratica.

Qualcosa di fortemente sbagliato in questi metodi esiste, e in attesa che il mondo abbandoni la carne, in attesa che ci sia pace tra prede e predatori, va fatto tutto il possibile per mantenere una seria e ferma etica nella produzione alimentare. Per cui ben venga questa proposta, se sarà seguita immediatamente da modi per impedire, a monte, che si debba uccidere animali ritenuti colpevoli di essere improduttivi.

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