Quando l’amianto è delicato

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Non più lacrime. Naturalmente, quello delicato. Erano questi gli argomenti sfoderati dallo shampoo Johnson nella pubblicità che passava in tivù negli anni Novanta. Un prodotto “delicato” pensato soprattutto per i più piccoli dalla Johnson & Johnson. Peccato che la multinazionale statunitense produttrice di apparecchiature mediche, farmaci e di prodotti per la cura personale sia stata appena condannata a risarcire, con 29 milioni di dollari, una donna che s’è ammalata di cancro per aver fatto uso di articoli a base di talco commercializzati dall’azienda.

Sì, perché nel talco era presente dell’asbesto, un altro modo per dire amianto. Una condanna decisa dalla giuria di un tribunale della California. Certo. Nulla di nuovo sotto il sole considerando che, negli ultimi anni, nei confronti di Johnson & Johnson si sono celebrati anche altri processi. Non ultima è la sentenza dello scorso luglio quando la multinazionale fu condannata a pagare 4,7 miliardi di dollari. Cifra che ci restituisce la gravità e l’estensione del braccio di ferro in atto.

4,7 miliardi di dollari chiesti per punire l’azienda e risarcire 22 donne ammalatesi di cancro a causa proprio dell’asbesto dopo aver fatto uso, per anni, del talco per bambini della Johnson & Johnson. Utilizzato per la propria igiene intima. Un’abitudine che è purtroppo costata loro un tumore alle ovaie. Ma il fronte giudiziario apertosi e la guerra nei confronti della multinazionale non si ferma solo a quelle che sono le sentenze di condanna ottenute finora visto che, in tutto il mondo, sono più di 13’000 le cause tutt’ora pendenti.

La società era consapevole della contaminazione con l’amianto, di alcuni dei suoi prodotti, fino dagli anni Settanta. A dirlo ci sono documenti, testimonianze e gli atti processuali in cui si legge che, fin dal 1971, la multinazionale era perfettamente a conoscenza del pericolo. Al punto che dirigenti e tecnici, fin da allora, si sono adoperati per capire e risolvere proprio questo problema.

Eppure, malgrado il pericolo, la società si guardò bene dall’avvisare i consumatori dei possibili rischi. Questo dicono le sentenze. E proprio questa è la ragione alla base di molte delle condanne formulate nei confronti del colosso statunitense che, pur di continuare a vendere i suoi prodotti, ha fatto orecchie da mercante. Del resto, tutt’ora, commentando il verdetto dell’ultima sentenza di condanna, la multinazionale ha parlando di “profonda delusione”. La stessa di chi, per decenni, si è fidato ciecamente di Johnson & Johnson mettendo così in pericolo la propria salute, se non peggio.

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