Roger & me – o per un Ticino un pochino più giusto

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Roger Federer ed io abbiamo qualcosa in comune: siamo cresciuti nello stesso cantone. O semi-cantone per essere precisi. Anche se devo ammettere che non ho mai veramente capito quale fosse la differenza. Certo, in un semi-cantone si può votare solo un consigliere agli Stati, cosa che in pratica non è cambiata da quando mi sono trasferita in Ticino visto che ho continuato a votarne solo uno per il semplice fatto che se ne presentava sempre solo uno votabile.

Dunque, qui in Ticino faccio parte di una minoranza etnica. Per nostra fortuna, la Lega e il Mattino della Domenica ci lasciano in pace, visto che non assomigliamo a quelle minoranze etniche che secondo i loro schemi vengono assimilati a dei terroristi. Con questo vorrei precisare che io non ho nessun pregiudizio contro persone con un aspetto diverso e nemmeno giudico tendenzialmente più innocente chi ha le mie stesse origini. Infatti, dopo tutte le rivelazioni dei Panama Papers sappiamo bene che ci sono anche persone ambigue della mia etnia che hanno condotto crimini. Ma purtroppo nella nostra società, questi crimini economici non vengo puniti come dovrebbero.

Ho sentito da qualche parte che circa il 10% della popolazione ticinese è germanofona di lingua madre. Ciò significa 9 seggi in Gran Consiglio. Ovviamente, dato che in Ticino vivono altre etnie, in Gran Consiglio ci dovrebbero essere anche una certa percentuale di persone originaria degli Stati balcanici ecc, ecc. Ma dove sono?

Quando si parla della parità di trattamento tra uomo e donna, si utilizza il termine di “soffitto di vetro ” che ostacola alle donne l’accesso a posizioni di potere. A volte mi sembra che qui in Ticino per me ce ne sia un secondo di questi soffitti.

Al di là della motivazione della parità di trattamento per la maggior rappresentatività della popolazione in politica, ci sarebbero anche dei vantaggi.

Con il fatto di esserci trasferiti in Ticino nella maggiore età, siamo magari meno inclini al nepotismo: ad esempio c’è meno probabilità che abbiamo parenti che potrebbero ambire ad un posto nell’amministrazione cantonale, oppure in un consiglio d’amministrazione o che potrebbero richiedere qualsiasi altro favore.

Inoltre, visto che l’italiano non è la nostra lingua madre, dobbiamo generalmente riflettere di più prima di esprimere la nostra opinione – cosa che senza dubbio farebbe del bene a certi politici indigeni.

Mi sono anche informata presso alcuni membri del Gran Consiglio se secondo loro il fatto di non essere italofona di lingua madre potrebbe porre un problema. Mi è stato detto che con il basso livello di dialettica che c’è in Gran Consiglio, non c’è nessun problema. Ciò è da un lato confortante per chi non è italofono, ma riflettendoci bene, potrebbe anche essere una fonte di preoccupazione.

Nota: anche Roger Federer non è più domiciliato nel suo cantone originario. Ora è svittese. Lui dice che si è trasferito perché voleva avvicinarsi a degli amici. Io sono venuta in Ticino per amore. Se pago meno imposte francamente non l’ho mai calcolato. Ma probabilmente con il mio salario ciò non ha tanto peso. Ma di sicuro, vorrei sapere per che cosa vengono spese le imposte che pago e mi piacerebbe fare parte di chi decide per che cosa vengono spese.

Questo aprile allora, possiamo di nuovo decidere se fare politica in Ticino significa fare prendere decisioni importanti per il futuro del Cantone a un illustre gremio di individui prevalentemente maschili, con capelli grigi e provenienti da cosiddette “famiglie importanti” oppure prediligere un approccio partecipativo al quale prende parte un campione di individui il più rappresentativo possibile di tutte le realtà socio-culturali che abitano in Ticino. Si creerebbe un Ticino, forse, un pochino più giusto.

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