Se arriva Farinelli l’ambiente è fottuto

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Un paio di giorni fa, Manuele Bertoli ha postato le due rappresentazioni grafiche dello Smartvote suo e di Farinelli, in cui appaiono plateali le differenze. Nei giochi nemmeno tanto velati che si stanno delineando, il PLR mira a un secondo posto in Consiglio di Stato a scapito dei socialisti. Qualunque persona di buon senso, si rende dunque conto che se c’è un papabile tra i candidati PLR, questo è Alex Farinelli, anche perché come per il Delfino di Francia, Alex ha studiato da Consigliere di Stato da piccolo ed è stato cresciuto con la carota del seggio nell’esecutivo davanti al suo musetto pulito.

Farinelli è il peggio che i liberali possono mettere in campo come sensibilità ambientale, se infatti la media dei candidati liberali sulle politiche ambientali è di 50 su 100, quella del delfino Farinelli crolla a 30 su 100, mentre per la politica sociale è 40 su 100, quando socialisti e Verdi sono entrambi a 85 su 100.

Numeri a parte, i dati ci dicono che socialisti e Verdi hanno un’enorme propensione alla tutela dell’ambiente, allo Stato sociale e sono molto meno duri in merito alle politiche migratorie.

Ora tutti sappiamo che c’è un seggio socialista in governo, e che i socialisti sono attualmente l’unica forza in grado di mantenere questo seggio, che fa di queste sensibilità un cavallo di battaglia. Che questo posto, se conservato, resterà probabilmente a Bertoli, non è nemmeno questo un segreto, non nascondiamoci dietro a un dito. A molti Bertoli non piace, ci sta, sono opinioni pertinenti e ognuno ha il diritto alla sua. Resta il fatto incontrovertibile che se Bertoli se ne va arriva Farinelli, e allora il governo che si delinea fa venire un po’ la pelle d’oca. Un po’ tanto.

Perché alla fine, socialisti e Verdi amano il pianeta su cui appoggiano il sedere, lo vorrebbero tutelare e proteggere, così come vogliono tutelare e proteggere le persone, chi sta meglio e chi sta peggio, dando a ognuno le proprie opportunità e senza lasciare indietro chi è meno fortunato.

Socialisti e Verdi pensano prima alle persone, e poi al profitto e alla finanza.

Sono forse utopisti e un po’ fessi, non dico di no, e mi ci metto pure io, ma credono veramente in quel modo di fare politica che sta dimostrando grande successo in quasi tutte le grandi città svizzere a giunta rosso-verde (leggi qui). La dimostrazione l’abbiamo avuta proprio ieri a Zurigo con un Verde che ha scalzato un liberale, portando l’esecutivo a una maggioranza rosso-verde ben definita.

Per cui, mai come oggi, un voto utile, utile lo è davvero. Sia chiaro, la decisione dei Verdi di correre da soli, in un momento a loro favorevole dove necessitano anche di visibilità politica, è un diritto sacrosanto che nessuno si sente di negare. E un aumento dei Verdi in parlamento non può che essere visto con grande piacere da tutti i progressisti e da coloro che in questi giorni sono scesi in piazza per difendere il pianeta.

Ma l’uscita di un socialista dal governo rischia di essere un colpo letale per il Ticino, che già non brilla per soluzioni e politiche ambientali, e non bastano poche spolverate di verde di Zali per darci l’illusione che i leghisti siano diventati improvvisamente ambientalisti.

Riflettiamo bene prima di votare e ricordiamoci che un governo con due leghisti e due liberali, tra i quali Vitta e Farinelli, prenderà una china che ci farà rimpiangere i tempi in cui, se del caso, litigavamo col ministro socialista. Un governo che avrà la strada spianata per fare praticamente quello che vuole.

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