Treni e lotta di classe

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“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore spavento. E puzza di sudore dal boccaporto e odore di mare morto.” Così cantava Francesco De Gregori pensando al Titanic, a quella nave inaffondabile, modernissima e con un nome che mai avrebbe fatto presagire l’ingloriosa fine pronta ad attenderla in occasione del suo viaggio inaugurale.

Di terza classe s’è tornato a parlare grazie a un’indiscrezione della “NZZ am Sonntag”, a proposito di un curioso studio commissionato dall’Ufficio federale dei trasporti. Per adeguarsi allo spirito dei tempi si sta seriamente valutando l’introduzione sui treni di una terza classe. Per la verità si tratterebbe di una reintroduzione, visto che la terza classe un tempo c’era anche sui treni proprio come sul Titanic.

Quale fosse l’odore che si respirava in quei vagoni, ci vuol poco a intuirlo. Era odore di povertà. Di chi solo e soltanto quella classe poteva permettersi di pagare pensando di voler o di dover intraprendere un viaggio. Era la cosiddetta classe di legno, perché i sedili erano proprio delle panche di legno. L’abolizione della terza classe è avvenuta nel 1956. La sua reintroduzione, staremo a vedere.

A quella di legno si contrapponevano la classe media e la classe di lusso. Giuro. Era questa la terminologia adottata. Definizioni che ci restituiscono puntualmente la realtà di allora e in pratica anche quella di oggi, un tempo, il nostro, in cui la classe media si sta assottigliando a vista d’occhio manco fosse il ghiaccio dei poli. E mica tutti riescono ad arrivare a fine mese avendo pagato le bollette, con ancora qualche franchetto in tasca.

Sarà che la globalizzazione ci ha reso tutti più poveri, eppure il grande boom dei viaggi aerei con compagnie low cost, il crescente successo dei bus a lunga percorrenza a basso prezzo, del servizi di taxi via internet e del fenomeno del carsharing sono sotto gli occhi di tutti. Alla faccia del “viaggio in treno, viaggio sereno” e dell’abbattimento dei tempi di percorrenza grazie a un’altra titanica impresa chiamata Alptransit.

Ecco perché, per accalappiare nuovi clienti, le FFS vorrebbero introdurre scompartimenti con più sedili, meno spazio, ma a prezzi decisamente più popolari di ora. Forse però, invece che viaggiare in scompartimenti per sardine, da ripensare dovrebbe essere il sistema economico e politico che ci ha riportato al tempo dei transatlantici che affondavano miseramente proprio come certe idee strambe.

Idee tipo quella di riportarci alle tre classi dove, proprio come nel gioco delle tre carte, a vincere è sempre e soltanto il banco. A perderci, invece, tutti noi che siamo convinti che così debba viaggiare il mondo. Ecco. Caro amico treno, a fischiare “wa wa”, stavolta non sei tu, ma le nostre povere orecchie.

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