Un nazista di colore… o quasi

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La storia di James Stern sembra davvero quella di un film. Una di quelle vicende che, se non fossero vere, reali, tutti noi penseremmo a uno scherzo. E invece no. Lui, un afroamericano, è riuscito a prendere il controllo del National Socialist Movement. Una tra le maggiori formazioni neonaziste degli Stati Uniti. Il reverendo Stern, prima ha intortato il vecchio capo del gruppo e, ora che ne ha il potere, ha deciso di voler chiudere baracca. Di smantellare l’organizzazione di suprematisti bianchi.

Cinquantaquattro anni, pastore della Chiesa battista e attivista per i diritti degli afroamericani, il nostro eroe, nel 2006, viene accusato e condannato per frode. Una pena a cinque anni di carcere durante la quale ha l’onore di condividere la cella con l’ex leader e membro del Ku Klux Klan, Edgar Ray Killen, macchiatosi dell’omicidio di tre giovani attivisti per i diritti civili nel 1964. Un assassinio a sfondo razziale che – a proposito di cinema – è stato raccontato per filo e per segno nella pellicola “Mississippi Burning.”

In carcere i due fanno amicizia e James prova in più di un’occasione a far cambiare idea a Killen sul conto degli afroamericani. Diventano intimi al punto che, Killen, lo nomina suo tutore legale dandogli l’accesso a un terreno di sua proprietà nel quale, al nuovo amico, confida di aver nascosto le prove di altri omicidi commessi da lui e da altri affiliati al suo gruppo. Confidenze e documenti grazie ai quali il reverendo Stern sostiene di essere riuscito a far indagare altri membri del Ku Klux Klan macchiatisi di crimini razziali.

Ora, però, nel mirino c’è finito addirittura il movimento fondato, nel 1974, in Michigan. Quel National Socialist Movement che, fino a qualche anno fa, aveva una svastica nel simbolo. Svastica poi sostituita con una runa, presente anche nell’iconografia di altri schieramenti neonazistiCirca 400 i membri sparsi per tutti gli Stati Uniti che, nel loro guardaroba, hanno uniformi non molto diverse da quelle usate durante il nazismo in Germania. Inutile aggiungere che gli affiliati al National Socialist Movement hanno un debole per la figura di Adolf Hitler.

Ma come ha fatto James Stern a prendere il comando del movimento? Semplice. Una chiacchiera tira l’altra. Dopo aver avuto gioco facile con Edgar Ray Killen, a seguire è stato il turno di Jeff Schoep, dal 1998 presidente del National Socialist Movement. Suo il merito di aver fatto cresce il gruppo al punto di farne uno dei più influenti dell’estrema destra statunitense. Sempre suo il merito ancora più grande di aver consegnato nelle mani dell’attivista afroamericano il controllo legale dell’organizzazione neonazista.

In pratica, Schoep, con il maldestro passaggio di testimone ha cercato di svincolarsi dalle cause legali pendenti sulla sua testa, in particolare da quella legata alla denuncia per i fatti occorsi nel 2017 durante un raduno della destra suprematista a Charlottesville, in Virginia, dove una donna che stava manifestando fu uccisa investita da un auto al cui volante c’era proprio un estremista neonazista. Non pago della scelta di affidare l’organizzazione a Stern, dopo la clamorosa beffa, si è giustificato dicendo di essere stato raggirato e che mai e poi mai avrebbe danneggiato intenzionalmente la causa del National Socialist Movement.

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