C’è chi rompe le scatole e chi è inutile

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“C’è chi dona e chi rompe le scatole”, titola Mattia Sacchi, caporedattore di Ticinonews ed ex redattore del Mattinonline. Lo fa in merito alle donazioni per la cattedrale di Parigi, che ormai ammontano a quasi un miliardo di euro, e che cominciano a fare storcere il naso a molti, soprattutto se pensiamo a cosa si potrebbe fare con quella cifra.

A essere sotto accusa, infatti, non è la cattedrale in se stessa o chi si strugge per il disastro, cordoglio peraltro condivisibile da quasi tutti. Sotto accusa è la facilità con cui miliardari o gruppi economici cacciano centinaia di milioni per Notre Dame ma non li scuciono per i propri operai o per tutelare l’ambiente. Ma Sacchi non è d’accordo:

“ (…) Partendo dal presupposto che ricostruire Notre Dame non è solo ricostruire una chiesa simbolo per milioni di fedeli, ma anche aiutare tanti commercianti che vivono grazie all’indotto che la Cattedrale inevitabilmente porta a tutta una serie di attività, una riflessione viene spontanea:

Chi dona i soldi a Notre Dame viene criticato perché si dimentica delle stragi nello Yemen.
Chi dona i soldi alle comunità nello Yemen viene criticato perché si dimentica dei senzatetto di casa nostra.
Chi dona i soldi ai senzatetto di casa nostra viene criticato perché si dimentica dei bambini in Africa.
Chi dona i soldi ai bambini in Africa viene criticato perché si dimentica di quelli malati nei nostri ospedali.
Chi dona i soldi ai bambini malati viene criticato perché si dimentica dei cani randagi.

Insomma, solo di una cosa sembra che non ci si dimentichi mai: di rompere le scatole a chi dona. Ma curiosità: queste persone da che posizione si permettono di criticare gli altri? Cosa fanno nel loro quotidiano e quanto ci mettono del loro per migliorare la vita del prossimo?”

Caro Sacchi, il tuo pensiero è un po’ semplicistico e fuorviante, qui non è una discussione se aiutare i bambini palestinesi, yemeniti, o i malati affetti da mucoviscidosi. Qui siamo di fronte a soldi che potrebbero oggettivamente salvare decine di migliaia di persone. Da una parte abbiamo un monumento di pietre, dall’altra carne, sangue, sogni e dolore.

Qui, oggi, abbiamo miliardari, gruppi industriali, multinazionali che sfruttano la manodopera o devastano il nostro pianeta e si fanno belli donando magnanimamente cascate di milioni come se piovesse.

Come ad esempio la TOTAL, multinazionale parigina degli idrocarburi e del gas, che ha versato 100 milioni. Un gruppo con un fatturato annuale di 184’692 miliardi di euro.

Nel 2007 la Total è stata messa sotto accusa per presunti reati di complicità in crimini contro l’umanità e sfruttamento della manodopera commessi in Birmania, dove rappresenta la principale compagnia petrolifera nonostante le sanzioni imposte dall’Unione Europea contro la giunta militare al governo nel Paese. Nel 2013, Total è condannata a una multa di 400 milioni di dollari con accuse di corruzione nell’ambito di contratti ottenuti in Iran negli anni ’90 e nei primi anni 2000.

Nel 2018 Total è stata accusata, in un’inchiesta dell’ONG britannica Global Witness, di essere collusa nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi del Congo con la controversa società locale Kontinent Congo, i cui proprietari erano coinvolti in riciclaggio di denaro sporco e corruzione.

Insomma, brava gente morigerata e cristiana. Che spende appunto soldi per il tetto di Notre Dame, ma se ne infischia allegramente delle persone e del degrado ambientale. Bravi cattolici che aiutano l’economia che ruota intorno alla cattedrale.

Ecco, Sacchi, perché la gente si indigna, anche se tu fatichi a capirlo, perché quando gratti la superfice della carità pelosa, ci trovi porcherie e interessi, tentativi di rifarsi la verginità sulle spalle di creduloni e di innamorati dell’arte.

Per cui, le tue parole sono fuori luogo, superficiali e offensive, soprattutto nei confronti di chi approfondisce le questioni e non si ferma alle prime impressioni vendute da media acchiappaclick.

La gente che tu critichi è proprio quella che fa davvero qualcosa per questo mondo. Altri, come noi, scribacchiano spesso cose inutili e senza senso, e diventano inutili commentatori del degrado sociale, che ci impone una corsa alla solidarietà con le pietre piuttosto che con le persone. Al saldo delle intenzioni e di come la pensa ognuno di noi, chi salva una vita, salva il mondo intero, come dice il Talmud.

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