Richiedenti asilo, sepolti vivi, perché?

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Malgrado a inizio anno sia giunto da Berna un chiaro stop alle strutture sotterranee adibite ad alloggi per i richiedenti asilo, in Ticino, non ci si è ancora dati una mossa. Si fanno orecchie da mercante. Nell’attesa di fare qualcosa si naviga placidamente a vista. Ma, comunque sia, nulla di concreto affinché le decine di persone che tuttora vivono tumulate sotto terra abbiano modo di potersi trasferirsi in strutture che non mettano a repentaglio la loro salute.

A dirlo sono alcuni medici che chiamano in causa la violazione dell’inalienabile diritto alla salute. Sono i medici ticinesi che ci ammoniscono tutti perché a questi poveri cristi si riconoscono meno diritti che ai condannati per rapina, stupro o pedofilia che, almeno, beneficiano delle regole minime stabilite dal Consiglio d’Europa per i carcerati. Già, ma loro non sono Nigeriani, Afghani, Iracheni, Curdi e neppure Eritrei.

A denunciarlo con forza, attraverso un recente comunicato, è l’avvocato Paolo Bernasconi. “Perché nel Cantone Ticino da mesi ci sono decine di persone sepolte vive in tre bunker per rifugiati?”. Già. Perché? Forse perché, in fondo, se lo meritano. Perché quello è il loro posto. Come lo sporco nascosto ben bene sotto al tappeto. Così, lontano dagli occhi lontano dal cuore. Evitando pericolose infezioni d’empatia.

Perché quella lì è gente subdola. Capace d’impietosirti prima e di sgozzarti poi. Ma questa è solo una delle tante declinazioni razziste che certa destra adopera con estrema disinvoltura. Come fanno certi domatori muniti di frusta, che facendola schioccare a dovere, sanno come tenere a bada le belve che hanno di fronte. La sete di sangue e i loro peggiori istinti. Senza temere di essere azzannati.

“Ma sì, teniamoli bene ammucchiati uno sopra l’altro – commenta con sarcasmo Bernasconi – così un giorno scoppiano, si accoltellano, ci scappa il morto e di chi sarà la colpa? Ma dei neri, ovviamente, ve lo avevamo già scritto da tanti anni, sul Meschino della domenica.” Sembra voler parafrasare le parole di un certo Lorenzo Quadri, che dalle colonne del Mattino, ogni domenica, in barba ai precetti sventolati dal Pontefice e da parte della Chiesa, ripete il mantra del “Ma noi non abbiamo posto”.

Che si aiutino da soli a casa loro, verrebbe da aggiungere. Perché, citando nuovamente Paolo Bernasconi, “in Ticino i diritti umani non sono più universali. Valgono solamente per certe categorie di persone. Oggi soffrono quelli di pelle scura. Domani? Dopodomani? Chi saranno i prossimi, vulnerabili vittime della attuale tolleranza verso il razzismo? Lo sappiamo fin troppo bene, l’abbiamo già visto anche nel secolo scorso.” I deboli, gli ultimi. Tutti coloro che di fronte a regole che ricordano quelle della savana, non possono che soccombere di fronte alla cinica e spietata legge del più forte.

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