Simone: uno su cento contro Casapound

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Si parla di eroi con una facilità avvilente, si sminuisce il coraggio, regalando a ogni persona che ha un minimo d’iniziativa medaglie spesso immeritate. Ma ora domandatevi, che coraggio dovete avere, a quindici anni, per entrare in un branco di ceffi di Casapound a dirgli in faccia che siamo tutti uguali.

I fatti nudi: un quartiere di Roma, Torre Maura, nell’Agro romano. Un centro di accoglienza in cui vengono accolti una settantina di Rom, ci sono una ventina di donne, di cui tre incinte e 33 bambini.

Alcune centinaia di residenti, pilotati da movimenti di estrema destra come Forza Nuova e Casapound, protestano. Incendiano dei cassonetti e un’auto oltre ad aggredire il fattorino che stava portando dei panini agli zingari. I panini finiscono per strada calpestati. Una sola frase urlata dà la misura dello squallore morale raggiunto in questi anni e cavalcato dall’estrema destra con l’avallo di Salvini:

“Questa merda qua stasera deve uscire, dove cazzo sta la Raggi?”

Questa merda sono persone, che magari non ti piacciono o ti danno fastidio, ma sono persone. In mezzo a quel branco un ragazzino di quindici anni, Simone, che affronta la folla con voce ferma, leggermente turbata. Una folla che aizzata dalle squadracce di Casapound intona cori razzisti come “bruciateli vivi”. Sassate, sputi, l’appellativo di scimmie. Un copione schifoso degno di un branco di, stavolta davvero, scimmie. Macachi urlanti e sbavanti che sfogano su delle persone la rabbia come se fosse un gioco.

Simone no, mosca bianca, pazzo isolato, unicorno dalla coda arcobaleno, è l’anomalia nella feccia. Non è un laureato, è un ragazzo semplice, il suo dialetto romanesco spinto lo colloca tra quella gente, tra quelli di Torre Maura, quelli che lì ci sono nati e cresciuti. Simone affronta quelli di Casapound faccia a faccia:

“questa gente è trattata come mele marce, nessuno deve essere lasciato indietro, italiani, zingari, africani (…) È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene”.

Il pelato di Casaponund, gli risponde: “Sei uno su cento a pensarla così”.

E Simone: “Si, ma almeno io penso. almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti.”

E quando quelli di Casapound cercano di buttarla in politica risponde.

“Io non ho fazione politica, io sono di Torre maura, te di dove sei?”

Io sono di Torre Maura, sono uno di voi ma la penso diversamente, io penso, non sono una bestia urlante che perde il lume della ragione. Questo ci racconta Simone. Io non ci sto a questa guerra tra pezzenti che lascia per terra morti e feriti da entrambe le parti mentre i soliti si ingrassano.

Ecco, questo è un eroe? Di certo è uno con un fegato grande come una casa, perché la folla è bastarda e quando è eccitata è incontrollabile.

Solo i veri uomini sanno affrontare la Folla. Simone è uno su cento, ma quei cento li vale tutti.

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