Quel maledetto 25 Aprile

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Il 25 aprile, festa della Liberazione italiana, sta sollevando suo malgrado un polverone. Quella che dovrebbe essere una festa per tutti gli italiani per la liberazione dal nazifascismo, diventa invece il proseguimento di una guerra proprio tra idee fasciste e idee repubblicane.

E così, in spregio a una commemorazione ultradecennale, che vede in prima linea le associazioni partigiane, ci sono personaggi legaioli e sovranisti che si rifiutano di festeggiare quel 25 aprile, proprio perché antifascista, cosi lo stesso Salvini dice che il 25 aprile festeggerà le vittime della mafia.

L’ANPI, l’associazione nazionale partigiani italiani, si vede in diverse amministrazioni ignorata o marginalizzata, come ad esempio a Lentate, dove la sindaca, Laura Ferrari ha addirittura cancellato le commemorazioni, o come a Seveso, dove l’ANPI è stata esclusa dai discorsi ufficiali.

Una distorsione storica in fondo, quella della destra, perché le associazioni partigiane sono rappresentative di coloro che l’Italia la liberarono dal cancro fascista e che erano sì comunisti, ma anche socialisti, democristiani o monarchici, insomma, una costellazione d’idee e movimenti che diedero poi vita alla democrazia italiana post-monarchica.

Ma nelle menti distorte dei leghisti o degli eredi del fascismo, il 25 aprile è una festa antifascista, e perché tale va boicottata e bloccata.

Poi ci sono le eccezioni, che proprio in quanto tali sono da apprezzare, come quella del sindaco leghista di Montebelluna, nel Trevigiano, feudo ultracattolico e di quella che era tempo fa una delle frange più oltranziste della Lega Nord, la Lega Veneta. Montebelluna, adagiata tra due colline nella pianura veneta, conta 31’000 abitanti, non proprio un borghetto.

L’atteggiamento di Marzio Favero è quanto di più dignitoso ci possa essere. Favero, pur essendo leghista, non sposa questa corrente filofascista e anzi, si ribella a quel pensiero:

“…sono tra gli organizzatori della cerimonia e porterò, come da tradizione, il mio saluto. Ho sempre partecipato: i valori della democrazia sono stati conquistati attraverso la sofferenza, è nostro compito onorarli”.

Favero, in un’intervista al Corriere del Veneto, prosegue con chiarezza adamantina e illustra il suo pensiero, alla domanda se canterà “Bella Ciao”, risponde:

“Dopo la deposizione delle corone d’alloro al monumento per i Caduti, la banda di Montebelluna suonerà prima l’inno nazionale e poi “Bella ciao”. A me piace: è divenuta un simbolo della nostra Storia, non vedo perché non si dovrebbe intonare. Francamente, trovo incomprensibili le polemiche: non c’è nulla, nella Festa della Liberazione, che contrasti con i principi per cui si batte la Lega.”

Ecco, è questo il pensiero della repubblica e della società civile. Le idee di destra NON sono le idee fasciste, come alcuni farabutti vorrebbero far credere, perché il fascismo, come disse Pertini, non era un’idea, ma un crimine.

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