Altered Carbon: la nuova fantascienza seriale

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Tratta dall’omonimo romanzo dalle atmosfere cyberpunk, in Italia conosciuto come “Bay City”, la prima stagione di “Altered Carbon” conta 10 episodi ideati da Laeta Kalorgidis e distribuiti da Netflix.

La serie è una di quelle che si colloca in quel ristretto club di produzioni a episodi a cui sono stati concessi fondi e mezzi tanto ampi da poter schierare effetti speciali e scenografie di prim’ordine, ed è infatti facile notare fin da subito l’eccellente qualità visiva del mondo in cui, il protagonista è una sorta d’investigatore schivo, cinico e depresso ma provvisto, oltre che di muscoli, di grande fascino.

Detto questo, i meriti non si concludono qui. I fan della fantascienza avranno a disposizione una serie in grado soddisfare quel prurito per ambienti e società in cui tutto risulta nuovo, suggestivo e alieno,
ma anche parente strettissimo di quanto già visto in Blade Runer e Strange Days. A tutto questo si aggiunge poi una storia che comunque affronta, con il dovuto rispetto e attenzione, tutta una serie di questioni morali.

Alla base della storia raccontata c’è infatti la possibilità di trasferire la propria coscienza in dischi da inserire nella colonna vertebrale, permettendo – a chi può pagare – di trasferire la propria identità in corpi nuovi, clonati o usati.

Il protagonista, un combattente nato da padre slavo e madre giapponese, è Takeshi Kovacs (un nome strano, dettaglio accorto di un mondo ancor più globalizzato e intrecciato di quanto non lo sia oggi) che si sveglia ai tempi degli eventi (siamo nel 2384 D.C.), dopo 250 anni di morte, venendo riportato in vita nel corpo di un poliziotto grazie alla tecnologia di cui sopra. Il suo scopo, su questa Terra a lui sconosciuta, è servire un mat, il cui nome ci richiama il biblico Matusalemme. Un uomo tanto ricco e potente da potersi permettere di prolungare la sua vita all’infinito. Un uomo infinitamente ricco che però, di fronte al suo recente suicidio e alle successive 48 ore di cancellazione dei ricordi dalla propria memoria, nutre seri dubbi ed è la ragione per cui decide di assoldare il nostro Nathan Never all’inizio della storia.

Oltre alla trama poliziesca, come detto, il complesso universo distopico dipinto in “Altered Carbon” ci pone, anche per brevi attimi, di fronte a questioni morali in grado di echeggiare nella mente anche dopo la visione, spesso sotto forma di espressioni di una società in cui i ceti sociali più bassi sono stati rapinati anche della soddisfazione di sapere che nella morte saremo tutti uguali. Uno di questi esempi
è la scena in cui vediamo la coscienza di una bambina, i cui genitori avevano stipulato un’assicurazione per garantirle di continuare a vivere dopo una malattia letale, venir trasferita nel corpo di una vecchia, più economico.

Non solo fantascienza, ma anche romanticismo, idealismo, politica e molta azione, tutto quanto inserito in una cornice in grado di sorprendere lo spettatore ad ogni fotogramma.

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