Caro Albertini, te la do io la ruota

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La vita è come una ruota che gira. Con i suoi alti e i suoi bassi. Fatta di partenze e di ritorni. E la ruota è un simbolo antichissimo. In pratica è presente in ogni cultura. Già in epoca neolitica, la si ritrova sulle tombe. Le ruote assire ed egizie avevano sei raggi, quelle greche solo quattro. La ruota fa poi riferimento a tutto ciò che è ciclico. Come simbolo si collega alla creazione, al divenire e alla ripetizione di un movimento. Allo scorrere implacabile del tempo.

Insomma, sappiamo bene qual è il fascino che è in grado di esercitare. E, a quanto pare, lo sa pure il giovane rampante pippidino che ha presentato un’interrogazione al Municipio di Lugano proprio riguardo a una ruota. Quella detta panoramica. “Le ruote panoramiche in molte città del mondo stanno diventando delle vere e proprie attrazioni per tutta la famiglia – scrive nella sua letterina Giovanni Albertini – In alcune città sono fisse, in altre ci sono solo per alcuni periodi e in altre ancora solo per la durata di determinati eventi.”

Già perché la ruota panoramica un po’ come quella della fortuna affascina proprio tutti. Adulti e piccini. Ovunque nel mondo possiamo trovarne una. Berlino, Londra, New York. E allora perché non averne una anche a Lugano? Già. Perché? “Lugano, a mio avviso – prosegue convinto il consigliere comunale PPD – potrebbe tranquillamente ospitare per gli eventi o per determinati periodi una ruota panoramica per incrementare l’offerta turistica e offrire un’attrazione aggiuntiva per i cittadini e i turisti. Lo scorso anno a Locarno, durante il Food & Music Street, è stata installata una ruota panoramica che ha riscosso molto successo, perché quindi non proporla anche sulle rive del Ceresio?

Forse perché ce n’è già una a Locarno? O magari perché i problemi e le risorse turistiche mal gestite di Lugano sono altre? Sono anni che si discute di una doverosa pedonalizzazione del Lungolago senza arrivarne a una. Intanto però, quello che dovrebbe essere uno spazio di cui i Luganesi potrebbero riappropriarsi e fare loro, resta una grigia lingua d’asfalto sulla quale scorre parte del traffico cittadino. Quello sulle cosiddette quattro ruote.

Così come, da uno studio abbastanza recente condotto proprio sulla città di Lugano, risulta che la nona città Svizzera, con i suoi quasi 69mila abitanti, ha ben altre risorse da poter sfruttare e valorizzare. A partire proprio dal recupero del “senso del lago”, oggi motivo di vanto – ma solo al contrario – perché il Ceresio risulta essere tra i più plastificati (cioè ricchi di microplastiche) della Svizzera. Ecco perché il noleggio o meno di una ruota panoramica non cambierà la sostanza della questione e non cancellerà il vero dramma: la mancanza di una visione della Lugano che vorremmo. Perché, da sempre, l’idea che ci facciamo di una città, condiziona in modo significativo il suo sviluppo territoriale. A maggior ragione se quell’idea geniale si lega a un’imbattibile attrazione da lunapark.

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