Chi vuol far fuori De Rosa?

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Diffidate sempre d’improvvisi scandali e scandaletti che spuntano provvidenzialmente a pochi giorni dalle elezioni. L’ultimo, poca roba in realtà, riguarda il candidato PPD Raffaele De Rosa. Una polemica riguardante delle lettere che il De Rosa avrebbe mandato (lui membro di comitato del TCS) ad alcuni soci e colleghi della stessa associazione.

Partendo dal presupposto che la considerazione che hanno i ticinesi per Paolo Beltraminelli, ministro PPD uscente, è simile a quella che hanno per il rapper Bello Figo, ragioniamo in uno scenario di fantapolitica: chi ha interesse a mettere i bastoni tra le ruote a De Rosa?

Il sindaco di Riviera è palesemente l’unico serio antagonista del ministro Beltraminelli. Nei mesi è uscito sulla lunghezza lasciando gli altri tre candidati, Frapolli, Rossi e Zumthor in affanno ai piedi della discesa.

Liberali e leghisti hanno tutto l’interesse a tenersi Beltraminelli, un ministro azzoppato e con poca affidabilità è più facilmente manovrabile. Infatti, nella pagina del Mattino che a suo tempo “presentava” i candidati PPD, s’ignorava bellamente De Rosa, che nel testo non era nemmeno nominato. Un ipotetico governo liberal-leghista con Beltraminelli avrebbe in pratica la strada spianata. Pure Claudio Zali, presidente in pectore del governo, ha evitato attentamente di colpevolizzare il collega uscente relegando, nell’ultima intervista televisiva, a “incomprensioni” e “disguidi” il caso Argo1.

La direzione PPD, gestita da Fiorenzo Dadò con pugno di ferro, mira chiaramente a far rieleggere Beltraminelli, anche perché Dadò stesso, che, coinvolto nello strascico dell’inchiesta, ha dovuto saltare un turno, non ha mai nascosto le sue mire al seggio di Consigliere di Stato. Rieletto Beltraminelli, tra quattro anni si libererebbe il posto, lo scandalo Argo1 sarebbe acqua passata e Dadò potrebbe facilmente tentare il colpaccio. Un De Rosa eletto oggi costerebbe un blocco di almeno tre legislature. Troppe per l’erculeo presidente PPD.

Beltraminelli stesso, che ha passato l’ultimo mese a blandire e convocare funzionari e a lavorarsi colleghi di partito, ha ovviamente tutti i vantaggi a creare un piccolo scandalo che getti zucchero nel motore di De Rosa, soprattutto in dirittura d’arrivo e con ancora l’11% d’indecisi.

La polemica alla fine qual è? Dall’ultimo comunicato del TCS, non si capisce in realtà molto bene dove risiederebbe il problema. A quanto pare De Rosa, membro del comitato stesso del TCS, avrebbe spedito a degli indirizzi, a disposizione di tutti, delle lettere su sua carta intestata, parlando di traffico.

Facendo un paragone, si potrebbe ipotizzare il pio membro di un comitato parrocchiale, che sceglie sull’elenco degli indirizzi cui mandare delle sue lettere dove parla dell’Altissimo.

Fatto sta che il rumore è stato fatto, c’è chi parla di 70’000 invii e chi gongola.

Noi comunque senza dare assist, tifiamo chiunque (quasi) ma non Beltraminelli. Una riconferma del ministro sarebbe comunque un duro colpo alla credibilità del Partito Popolare Democtratico.

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