Facebook blocca i fascisti spagnoli

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Se Trump sostiene che Twitter ce l’abbia su con i conservatori (leggi qui), di sicuro c’è che dopo una serie di brutte figure e di scivoloni, nei giorni scorsi Facebook ha fatto finalmente notizia facendo per una volta una cosa giusta. Ha bloccato alcune pagine i cui contenuti erano smaccatamente di estrema destra. E lo ha fatto in Spagna poco prima che si tornasse a votare.

A pochi giorni dalle elezioni politiche che si terranno il 28 aprile, cioè questa domenica, il social network creatura di Mark Zuckerberg, ha chiuso almeno 17 pagine presenti sulla sua piattaforma appartenenti a tre diverse reti di estrema destra spagnole. Ha così inferto un duro colpo alla destra radicale che, attraverso queste pagine raggiungeva circa 1,5 milioni di follower invitati, in più di un’occasione, a votare per Vox.

Al di là delle valutazioni sulla libertà d’espressione, il dibattito sulla possibilità di chiudere o meno determinati profili social per limitare pericoli e violenze è sempre più all’ordine del giorno. Soprattutto dopo quanto è da poco accaduto in Sri Lanka dove, all’indomani degli attentati che a Pasqua hanno fatto circa 300 vittime, il governo ha deciso di bloccare temporaneamente l’accesso ai principali social network e ai programmi di messaggistica istantanea.

Misure d’urgenza o di più ampio respiro con le quali si cerca di porre un argine al rigurgito di violenza, di radicalizzazione islamica o dell’estrema desta che un po’ in tutto il mondo, proprio grazie alla rete e ai social, hanno avuto modo di proliferare senza un vero controllo. Del resto che i social abbiano giocato a favore di movimenti sovranisti e siano stati l’humus di coltura per gli attuali rigurgiti fascisti ai quali stiamo assistendo un po’ ovunque è fuori di dubbio. Non ci vuole certo un genio della comunicazione, tant’è che lo ha capito perfino Donald Trump che di Twitter ha fatto il suo manganello preferito.

Per quanto riguarda la Spagna, nel comunicato di Facebook, si legge che la decisione di bloccare le pagine non si è basata “sui contenuti che hanno condiviso”, ma sulla condotta tenuta da chi gestiva le pagine che sono state bloccate. Sono stati infatti utilizzati account doppi o falsi, quindi avendo un comportamento che viola le regole del network. La vera sostanza comunque cambia di pochissimo.

Da qualche parte un freno, un controllo, regole che possano arginare il dilagare di chi si serve dei social in maniera scorretta, antidemocratica e violenta è assolutamente necessario. A sostenerlo è perfino il New York Times che in un suo editoriale si è schierato a favore della drastica decisione presa dopo i recenti attentati in Sri Lanka: “Bene, perché potrebbe salvare delle vite. Bene, perché le aziende che gestiscono queste piattaforme sembrano essere incapaci di controllare gli stessi potenti strumenti globali che hanno costruito. Bene, perché l’immondizia digitale tossica della disinformazione che dilaga su quelle piattaforme ha schiacciato ciò che avevano di buono.”

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