«Fedeltà»: un titolo impegnativo ma anche delicato

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Ci vuole un bel coraggio a titolare un romanzo con una parola sola. E che parola: «Fedeltà» ! Tutti ovviamente penseranno al tradimento nel senso classico, ed è anche giusto così. Però Marco Missiroli non è uno scrittore da romanzetto di edicola, e non sta proponendo una storia di corna, banale o intrigante che sia. Il suo raccontare, pur evitando il saggio psicologico e/o psicoanalitico, resta modello su come liberare le tensioni emotive dentro le storie. Lui, Missiroli è un narratore forte. Ed in questa nuova pubblicazione lo dimostra ulteriormente cercando di rispondere a domande praticamente eterne: «a parte il dolore: cosa pensa la persona tradita ? e cosa pensa la persona che tradisce ?». E ancora: «Quanta fatica fa uno a non tradire? E quanta fatica richiede il perdono ?». Senza dimenticare un’ altra fondamentale questione: «Si tradisce sempre gli altri oppure si tradisce anche sé stessi»? Infine: «la fedeltà è sempre legata alle questioni amorose, ai rapporti intimi, oppure vi sono altri tipi di fedeltà ?»

Dunque il libro è incentrato su tutte e due le figure (una lei, un lui) senza però dimenticare altri personaggi (il terzo che insidia l’unione, i parenti e / o amici…).

Per far confluire tutti questi temi in un impianto narrativo organico, in aggiunta alla buona scrittura, occorre avere una bella predisposizione alla fantasia ed un’arguzia nei confronti dell’architettura testuale. Come ad esempio predisporre luoghi e tempi diversi (Milano e Rimini, il 2009 e il 2018) per una storia che trova origine in un bagno universitario dove vengono sorpresi un professore ed un’allieva. «E’ solo un malinteso» si giustifica lui, «lei stava male e l’ho aiutata» e tutti sembrano credere. Sembrano. La moglie, quasi in contemporanea, avverte uno strano brivido misto a disagio quando il giovane fisioterapista la massaggia per un dolore all’inguine. Ma anche questo massaggiatore è uomo di misteri. Siamo all’inizio di un crepa ? E di quale spessore e profondità ? «Fedeltà» nelle sue prime 100 pagine rivela la sua parte migliore, quando l’autore cita i suoi scrittori preferiti (la Nemirovsky, Hemingway, Philip Roth) facendo vivere al lettore suggestioni alla Dino Buzzati («Un amore»: romanzo non bello ma bellissimo).

«Fedeltà» è quel che si dice un bel libro, colto e profondo, che va a dire cose mai lette. Perché scruta le crisi del vivere d’oggi, che in fondo sono le crisi della società che si vede fortemente messa in discussione nei suoi valori, veri o presunti che siano, senza però percepirne di nuovi, o alternativi. Perché «Fedeltà» di Missiroli, per dirla con Paolo Armielli: si insinua nelle oscurità «affrontando le impercettibili attenzioni spesso gonfiate dal rimorso, di movimenti sempre cauti e studiati, di distanze e ravvicinamenti, per scoprire alla fine che essere (in)fedeli non significa altro che prendersi cura, ognuno a proprio modo»

«Fedeltà», 2019, Marco Missiroli, ed EInaudi, 2019, pag 348. Euro 19,00.

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