Governo fotocopia con sfumature De Rosa

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Si chiude il bailamme delle elezioni del Consiglio di Stato per il prossimo quadriennio, e i risultati, al di là dei facili ritornelli sul governo fotocopia, offrono degli spunti sicuramente interessanti.

Partiamo da chi ha vinto, anzi no. Il matrimonio d’interesse fra la Lega e UDC, un amore mai realmente sbocciato, non è stato probabilmente un buon affare, considerata la perdita di circa il 4% dei voti rispetto a 4 anni fa, quando i due partiti si presentavano separatamente. Numeri alla mano, l’alleanza a destra non raggiunge neanche le schede ottenute dalla sola Lega nel 2015 (29’128 contro 31.490), segno, forse, che al di là delle dichiarazioni di unità di comodo, le due basi elettorali restano distanti. Molto netto è il calo di consensi per Zali, circa 17’000 voti in meno e l’onta del sorpasso, seppur per soli 150 voti, da parte di Vitta, tiene bene invece Gobbi, sicuramente più vicino idealmente all’alleato UDC. I dati del Gran Consiglio ci diranno probabilmente di più circa i reciproci rapporti di forza, ma è fuor di dubbio che una campagna un po’ blanda da parte della Lega non ha ben deposto.

Con le pive nel sacco se ne tornano anche i liberali: volevano raddoppiare a scapito del PS o della Lega, e si ritrovano con circa 3000 schede in meno rispetto a 4 anni fa. Svaniscono i sogni di gloria di Farinelli riguardo al DECS, dunque, anche se il risultato ha un saldo positivo di circa 6000 voti: come a dire, #fatelo, si, ma un’altra volta magari.

E veniamo a chi, in fondo, ha vinto davvero. Il fatto del giorno è sicuramente la defenestrazione di Riviera: Beltraminelli molla per strada più o meno 11’000 voti a favore di De Rosa, dimostrando che in effetti ultimamente il guizzo gli manca parecchio. I segnali d’altronde c’erano tutti, a partire dal quarto posto ottenuto nella votazione del Comitato Cantonale che ratificava i candidati. Forse, col senno di poi, era davvero il caso di prendere atto che il Beltratempo più che un futuro era un Beltrapassato remoto ed uscire di scena con dignità evitando una tale, sonora bocciatura o, per dirla con Dadò, una punizione del genere. Eppure ci ha provato, Beltra, e di questo bisogna dargliene atto, illuso probabilmente anche dai sondaggi che davano false speranze. Se non altro, la competizione interna, nel contesto del generale calo dei votanti, ha invertito la tendenza al ribasso del partito, spinto dalla campagna ben gestita da parte di De Rosa.

E chi invece gioisce della fallacia dei suddetti sondaggi è il PS, che incassa il successo dell’appello al voto utile e conserva il seggio decisamente in scioltezza, anch’esso in crescita rispetto a 4 anni fa. È interessante notare al riguardo come, di fatto, al di là dell’aspetto programmatico, l’arroccamento a difesa del seggio del PS in sè sia stato il filo conduttore della campagna elettorale: si è trattato, e bisogna ammetterlo, di un vero e proprio referendum pro o contro Manuele Bertoli e la gestione del DECS da parte dei socialisti, una sorta di ultimo appello dopo il contestatissimo sostegno alla riforma fiscale, la bocciatura su “La Scuola che Verrà” e il caso del funzionario del DSS condannato, ormai noto. Una prova di forza che il PS è riuscito a vincere, anche grazie, e i numeri parlano chiaro, al voto “utile”. Certo, per il Gran Consiglio sarà tutta un’altra storia, con i Verdi e, forse, anche il PC che potrebbero “passare alla cassa” dopo il sostegno, ma intanto è passata la paura. Paura che, però, deve rimanere come monito e pungolo per un’inversione di rotta, perché passare altri quattro anni a giocare in difesa e finire per vincere al 90esimo è un lusso che non ci si può permettere: ci sono idee e stimoli che vanno colti, e l’ottimo terzo posto di Fabrizio Sirica insieme alle sole 600 schede di distacco di Laura Riget sono lì a indicare quale sia il futuro.

In ultimo, per dovere di onestà intellettuale, va segnalato il quadruplicarsi dei voti di Matteo Pronzini, con l’MPS che raddoppia i voti di lista rispetto a 4 anni fa quando si presentava insieme al PC, che tiene, sostanzialmente: l’opposizione a volte urlata, evidentemente, a volte paga, ma, come già detto, per il Gran Consiglio sarà un’altra storia, sarà domani che verificheremo se l’onda verde è arrivata anche in Ticino o se, in fondo, restiamo un Cantone a tinte gattopardesche

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