Il giorno in cui morì il grunge. Per ben due volte.

Di

Una strana e tragica coincidenza fa sì che della data di oggi si può dire sia quella in cui è morto il grunge. E per ben due volte.

25 anni fa, nella sua casa di Seattle, Kurt Cobain fuggiva dal ruolo di icona rock nel più tragico dei modi, un colpo di fucile in cui esplodeva tutto il disagio e il malessere di una generazione senza più punti di riferimento. Ragazzi e ragazze costretti in gabbie dettate da una società sempre più devota all’apparenza e al conformismo e in cerca solo di uno spazio per esprimere la propria autenticità e che in Cobain e nella sua musica viscerale e spontanea avevano trovato una sorta di profeta. Ma Cobain di essere un profeta non voleva saperne, troppe le pressioni, le aspettative, i compromessi richiesti. Arriva l’eroina, i tentativi di suicidio, fino a quello sparo, che segna una tragicamente logica conseguenza di un’esistenza votata a fuggire dagli stereotipi e dalle ristrettezze mentali fin dall’adolescenza nell’anonima Aberdeen con i suoi rudi taglialegna. “L’angoscia adolescenziale ha pagato bene, ora sono vecchio e annoiato”, cantava Cobain pochi mesi prima, autodenunciadosi per aver fatto sì che il suo malessere espresso nella sua musica fosse fagocitato dallo star system e dal business discografico. E la fine è essa stessa iconica: bruciare in una fiammata invece che appassire lentamente.

Il destino, questo, toccato invece ad un altro degli idoli grunge, quel Layne Staley che con i suoi Alice in Chains aveva espresso il lato più tragico della scena di Seattle, quello in cui il disagio, anziché nel nichilismo cobainiano, sfociava nella fuga nell’eroina, la peste di una generazione. Layne non aveva lo spirito punk e spesso provocatorio di Kurt: profondamente segnato dal divorzio dei genitori per via dei traffici di droga del padre, la sua personalità era divenuta sempre più tormentata, il suo mondo sempre più chiuso su se stesso e illuminato solo dal “buco”. Layne non faceva mistero della sua tossicodipendenza, esprimendola apertamente nei suoi testi, fin dalla devastante We die young (Moriamo giovani) dell’esordio con gli Alice in Chains

Un altro viaggio nel vicolo
Il proiettile cerca il posto per piegarti
Poi vieni colpito
E dovresti saperlo bene
Corriamo più veloci
E moriamo giovani

La mazzata finale alla già tormentata esistenza di Layne arriva con la morte dell’adorata fidanzata Demri Lara Parrott, uccisa da un’endocardite batterica nel 1996. Il grunge trascinava le sue ultime forze dopo l’addio al mondo di Cobain, band come i Soundgarden e i Pearl Jam cercavano altre strade alternative (vedasi lo sperimentale No Code della band di Vedder), e Layne decideva che era tutto finito. Si chiude in casa, mandando alle ortiche la carriera, devoto solo al buco quotidiano, al contrario di Cobain, si lascia appassire lentamente, moralmente e fisicamente, un’agonia di 6 lunghi anni fino al 5 aprile del 2002, quando un’overdose letale pone fine al suo dolore di esistere. Verrà trovato 2 settimane dopo: una fine tragicamente anonima quanto invece tragicamente spettacolare era stata quella di Kurt Cobain.

Due anime diverse del grunge, Kurt e Layne, due modi diversi di reagire al malessere esistenziale della generazione dei primi anni Novanta: nichilismo autodistruttivo da una parte, resa e abbandono a un tragico destino dall’altra. Se Cobain uccideva il grunge nel 1994, Layne Staley 8 anni dopo ne bruciava il corpo ormai consunto: una tragica coincidenza di date, a segnare la fine del movimento partito da Seattle per cambiare il modo di intendere la musica da allora in avanti, fare musica per essere e non per apparire, autentici e sinceri fino alla fine, ultimo tragico e viscerale grido.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!