L’alba dei porci viventi? Per fortuna, non ancora

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Nella Settimana Santa, che per i cristiani prepara alla Risurrezione di Nostro (Loro) Signore Gesù Cristo, arriva la notizia di un esperimento dell’università statunitense di Yale che, stando ad alcuni titoloni, ha permesso, dicono, di riportare in vita 32 cervelli di maiali morti 4 ore prima.

E subito la mente si fa strada, immaginiamo orde di maiali zombie invadere le nostre pianure; ma, a quanto pare, un remake di Romero dal titolo “La notte dei porci viventi” è ancora ben lontano da venire, anche se l’esperimento solleva diversi dubbi di natura etica. Ma cosa è successo esattamente alle povere teste di porco?

I 32 cervelli, provenienti da un vicino mattatoio, sono stati inseriti in  appositi contenitori collegati a pompe che simulavano l’attività cardiaca. Dopo di che, tramite le suddette pompe, è stata somministrata una sostanza chiamata BrainEx, una sorta di sostituto del sangue contenente nutrimenti, ossigeni e, attenzione, dei farmaci sedativi. Eh si, perché gli scienziati di Yale, ponendosi una questione etica pregiudiziale, hanno voluto evitare il risveglio di qualsiasi forma di coscienza o consapevolezza nelle testine di porco: insomma, non si fa concorrenza a Gesù. Tutto questo mentre, dallo stereo acceso, probabilmente i Sepultura, a mo’ di monito, intonavano “Biotech is Godzilla”.

Il risultato sorprendente consiste nella ripresa, dopo circa 6 ore, di alcune funzioni vitali, ad esempio il consumo di glucosio e la produzione di anidride carbonica: sostanzialmente, la riattivazione vera e propria dei neuroni. Ovviamente, da qui a parlare del riavvio totale di un cervello morto da ore ne passa, e a scanso di equivoci, i ricercatori hanno deciso di lasciare George Romero tranquillo nella tomba ed evitare una somministrazione più prolungata delle sostanze: perché The Walking Pig è uno spin-off della fortunata serie che è meglio evitare di produrre.

Al di là degli scenari apocalittici prodotti da fervide fantasie (tipo la mia), le applicazioni medicali della scoperta sono enormi: si va dallo studio dell’Alzheimer a terapie per il Parkinson e i tumori cerebrali o rimedi immediati per i casi di ictus.

Ma il dibattito resta aperto e sostanzioso: sarebbe etico, e ammissibile, ad esempio, ripetere la procedura su un cervello di un cadavere umano ancora al suo posto nella scatola cranica? E cosa intendiamo esattamente per “coscienza”, facendone il limite della ricerca? È ammissibile tentare di riattivare un cervello umano a scopi di ricerca?

Sono domande che riaccendono l’eterno dibattito sulla necessità o meno di porre limiti etici alla scienza, e che non approfondiamo in questa sede. Ci permettiamo solo di considerare come, a volte, il limite fra la finzione e la realtà sembri assottigliarsi, fino a rendere l’una l’anticipazione dell’altra.

Nel dubbio, lasciamo che l’unica Resurrezione a far notizia, reale, simbolica o mitologica che sia, resti quella del figlio putativo di un falegname di Nazareth. Quella si, alla vecchia maniera senza diavolerie biotecnologiche.

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