Lo stupratore di Casapound

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25 ottobre 2018. Francesco Chiricozzi, leader e candidato per Casapound nel comune viterbese di Vallerano, viene arrestato per stupro. Con un amico aveva adescato una donna. Presa a pugni in faccia, e tramortita, l’avevano violentata e minacciata: “tanto non ti crederà nessuno”. I filmati della violenza sono stati trovati sui telefonini dei violentatori.

Non tutti i membri di Casapound sono stupratori. Sarebbe ingiusto e sbagliato affermarlo. L’antipatia che provocano tra le persone pacifiche e ragionevoli non può essere veicolo di astio immotivato e qualunquista. Sicuramente, tra le fila del movimento di estrema destra, si muovono anche persone con una loro banditesca etica, onesti e corretti a modo loro. Per questo fare di tutte le erbe un fascio (perdonatemela) è ingiusto.

Sul suo profilo Instagram, Chiricozzi aveva pubblicato i manifesti di Boccasile, illustratore del regime fascista, che allertava il popolo sulle nefandezze dei militari americani. Famoso quello, appunto, pubblicato dal consigliere comunale di Casapound col soldato di colore che ghermisce concupiscente una disperata donna bianca e il testo: “difendila! potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia.”

Ma Chiricozzi questa cosa sembra un po’ essersela dimenticata e nella sua retorica fascio-maschilista, in cui la donna è oggetto e fattrice (leggi qui), ha deciso che per questa volta una si poteva stuprare, “prima le nostre”, come ha scherzato qualcuno con humor nero.

Non tutti i membri di Casapound sono stupratori, ma l’estrema destra vede nella donna una fabbrica per figli, un grembo che ovviamente nel solco della famiglia tradizionale, sia incubatrice.

Non tutti i membri di Casapound sono stupratori, ma la retorica dell’estrema destra, vede la donna sottomessa, ubbidiente e morigerata. La donna va difesa, nella mentalità distorta di questa ideologia, da orde di stupratori islamici, neri, stranieri, zingari. La donna diventa in questo modo non persona ma proprietà, e la proprietà va difesa, come ci raccontano i manifesti d’epoca fascista.

Non tutti i membri di Casapound sono stupratori, ma vivono in un substrato culturale che vuole la donna sottomessa all’uomo. La donna non deve avere grilli per la testa e si deve accoppiare solo con chi, i maschi decidono per lei. Maschi bianchi e ariani.

Non tutti i membri di Casapound sono stupratori, ma fanno crescere nel loro grembo le idee distorte e malate che hanno portato a questo stupro, tanto mostruoso e arrogante, quanto lo sono le idee che lo hanno generato.

E ora spogliamo questo crimine della sua ideologia e pensiamo a lei, quella donna di 36 anni che si è vista prendere a pugni in faccia, con disprezzo e mostruosa brutalità e che poi ha dovuto subire la violenza carnale di quei bastardi. A lei deve andare tutta la nostra incondizionata solidarietà ed empatia di persone, per un’aggressione furiosa e senza pietà. Perché non c’è cosa peggiore che relegare le persone a oggetti su cui scaricare le nostre abbiette e oscene attenzioni. Per questo dobbiamo disperatamente veicolare la cultura delle persone, dell’umanità, dove donne e uomini siano al centro dell’attenzione sempre e non marginalizzati.

Combattere certe idee non vuol dire reiterare il “solito” confronto tra destra e sinistra, ma lottare per un pensiero che racconta di uguaglianza, di confronto, di amore ed empatia ed un altro, che è prevaricatore, violento, divisivo e chiuso. Gli stupratori continueranno a esistere, non illudiamoci, ma se cercheremo di non concimare il terreno in cui crescono e sapremo guidarli in un percorso di rimorso e catarsi, il mondo sarà migliore. Lo dobbiamo non solo alle donne, ma a tutti coloro che subiscono impotenti la violenza altrui.

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