Metti un tappo a Casapound

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Il partito neofascista di Casapound è agli onori della cronaca per una presunta censura da parte di Facebook. Il social network di Zuckerberg ha infatti oscurato gli account dei più importanti dirigenti di Casapound.

È utile ricordare cosa sia Casapound: il partito, ispiratosi allo scrittore Ezra Pound, grande ammiratore del Duce Mussolini, pur dichiarandosi né di sinistra né di destra, è di chiara matrice neofascista e di estrema destra. Recentemente Casapound si fa notare guidando, come nel caso di Torre Maura a Roma, attacchi e proteste contro migranti e Rom. (leggi qui)

Naturalmente, da parte del piccolo movimento di estrema destra sono sorte subito le proteste, gridando alla censura, proteste perlomeno curiose, visto che le ideologie fasciste si rifanno alla censura di media e stampa (come nel regime di Mussolini) come metodo di governo.

Casapuound, dicevamo, accusa i “censori” di Facebook, lamentandosi che in certi casi la censura è andata a colpire anche candidati alle comunali.

“È chiara la presenza di un disegno ben preciso che mira a cancellare le voci dissonanti rispetto alla narrazione dominante.”

Dispiace per Casapound, nessuna censura della supremazia bianca, ma semplice buonsenso, legato quasi sicuramente alle nuove direttive interne che si è messo Facebook.

E sono direttive legate all’istigazione alla violenza. Infatti, dopo dei tragici fatti avvenuti in Asia, in cui delle catene di condivisioni basate su notizie false avevano additato alla popolazione dei presunti criminali, questi ultimi erano stati linciati dalla folla. Questo agire assurdo ha provocato numerose morti in alcuni Paesi in seguito alla diffusione proprio di post o video che istigano alla violenza.

In questi giorni, i membri di Casapound hanno tutti condiviso i filmati delle aggressioni e delle proteste di Torre Maura, a cui avevano partecipato, e in cui il fattorino che portava i panini al centro era stato aggredito e le derrate alimentari calpestate. Facebook si è fatto ormai furbo, tollerare cose del genere vuol dire essere complici e rischiare magari in futuro cause miliardarie per correità in omicidio. Da lì la “censura” ai gerarchi di Casapound.

Perciò non confondiamo come al solito la libertà di espressione con la libertà di fare quello che ci pare. Siamo in una società civile e ci sono delle regole. Aizzare la popolazione contro rom o immigrati non è libertà di pensiero, è istigazione alla violenza, che sia chiaro una volta per tutte, e meno male che Facebook, sotto pressioni internazionali, comincia a reagire.

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