Mio Dio, quanto odio i draghi

Di
[AVVERTENZE: Contiene spoiler N.d.R.]

DIO MIO, QUANTO ODIO I DRAGHI! 
ovvero un post veramente impopolare 

Tutti sappiamo tra poche ore cosa succede e cosa inizia. 
Sto ancora cercando di capire come fare a vedermelo, sto meditando un costosissimo abbonamento a sky (no), sto pensando di ricontattare parenti e amici mai più frequentati per scroccare il loro (forse), insomma sto, come tantissimi, in piena trance pre-agonistica.
L’altro giorno ho messo una storia su instagram con il conto alla rovescia e tutti a chiedermi: “lo conosci Comunisti per Daenerys Targaryen?” certo che sì e mi fa molto ridere. 
Ma questa domanda mi ha spinto a una riflessione (leggermente) più seria. Perchè non ho mai particolarmente amato la regina dei draghi? Eppure è un personaggio fantastico e, a quanto ne so, ha avuto endorsement parecchio autorevoli (mi riferisco al libro di Pablo Iglesias su GOT, che però ho solo regalato ma mai letto). 
Spero che nessuno mi odi per questo, ma Daenerys non mi è mai piaciuta granché, non è mai stata per me simbolo di riscatto, nemmeno nell’episodio bellissimo in cui libera gli schiavi. 
Certo, il personaggio ti fa esaltare, lei è sveglia (la gestione del rapporto con Khal Drogo lo dimostra ampiamente, ad esempio quando, a sorpresa, dimostra di saper parlare la sua lingua, lì mi sono alzata in piedi sul divano a farle la ola), capace, bellissima, ribelle, indipendente. Ma allora cos’è che mi irrita?
Non mi piace il fatto che sia una predestinata, che abbia dalla sua un cognome che le garantisce – almeno in potenza – la legittimità del potere e del possesso del trono. E, per giunta, non ha alcun dubbio sulla sua predestinazione, non è come Neo di Matrix che fino alla fine non sa, non è sicuro, ma sente il senso di responsabilità. No, Daenerys se la sente proprio, non ha alcun dubbio.
Ha un team incredibile, ma non è lei a farlo funzionare al meglio, sono quasi sempre altre mani (e menti) a rimettere a posto le cose, a riparare agli errori, a indirizzarla, talvolta suo malgrado; è un buon capo che però è tale più per il suo carisma e per i suoi natali che per la sua capacità politica, di fare squadra, di entrare in connessione e comprendere i problemi di chi lotta al suo fianco. 
Soprattutto Daenerys ha i draghi. 
Dio mio quanto rovinano tutto quei maledetti draghi. 
Se la figlia di Aerys è il personaggio in cui riponiamo le nostre speranze è anche perchè ha dalla sua una forza incredibile, sovrannaturale, il fuoco dei draghi. Quella forza non è l’opposto di quella dei Lannister, ma il suo rovescio, uguale e contrario. Certo, la Regina dei draghi non è Cersei, non combatte per il prestigio personale (sicuri?), ma per difendere i più deboli, e questo punto è dirimente. Il problema è che Daenerys è, paradossalmente, per questi deboli, “l’uomo forte” al quale accodarsi e promettere fedeltà. 
Daenerys è il riflesso della nostra impotenza. 
Non è la rivoluzionaria che solleva le masse ma, in fondo, solo la donna della Provvidenza cui si affidano, ciecamente, per avere il loro riscatto. 
E noi? Noi di fronte all’inverno che sta arrivando (anzi, che è già arrivato) non abbiamo dalla nostra nessun drago, nessun cognome altisonante, nessun “aiuto da casa”. Non illudiamoci, non arriverà nessuna Daenerys, nessun mostro volante. 
Abbiamo solo noi stessi, il nostro ingegno, la determinazione e la volontà di voler riuscire. 
Non siamo regine, cavalieri, guardiani, nemmeno dobbiamo aspettare che arrivino a salvarci. Siamo un esercito di bruti, nani, prostitute, schiavi, saltimbanchi. E meno male.

p.s. non ho mai avuto paura ad esprimermi su temi veramente divisivi e complessi, su patrimoniale, 41bis, diritto all’accoglienza, etc. ma su GOT sì, siate clementi..

Viola Carofalo (Potere al Popolo)

REPLICA DI COMUNISTI PER DAENERYS TARGARYEN A VIOLA CAROFALO

La leader di Potere al Popolo sostiene che Daenerys Targaryen non sia una rivoluzionaria, ma solo un capo carismatico, con scarso intuito politico, che avanza grazie all’eredità del cognome paterno e che le masse interpretano come inviata dalla Provvidenza. Secondo Viola Carofalo, i draghi non sono il mezzo di riscatto dei deboli ma il rovescio della forza bruta dei Lannister.

Eppure, Daenerys trae solo molto parzialmente legittimità dal nome che porta. Non è la tradizione dinastica a consentirle la sua ascesa da ragazzina esiliata a forte candidata per il trono. È la sua legittimità morale a rendere credibile il suo progetto di rottura politica con l’esistente, ed è un progetto dalla portata immaginativa non trascurabile, considerata la dimensione sociale immobile di questo Medioevo fantasy. È piuttosto riduttivo dunque attribuire ogni merito esclusivamente alla sua cerchia di consiglieri.

Insomma, la sola legittimità dinastica non sarebbe stata sufficiente, altrimenti Stannis Baratheon avrebbe avuto più chance di lei. Sono le sue azioni concrete a rafforzarla, molto più del fuoco dei draghi, che per i primi episodi sono creaturine quasi addomesticabili.

Ma anche qui non basta la “bontà”. Ned Stark pensava che essere buoni in un mondo di lupi fosse un’opzione praticabile per migliorare le cose. Non è così. Bisogna essere lupi tra i lupi. Solo appropriandosi del potere si può rendere percorribile il riscatto dei deboli. Ed è qui che intervengono i draghi: perché quello che ci insegna davvero Game of Thrones è che senza potere non c’è vera legittimità. Gli oppressi hanno bisogno del trono di spade per liberarsi definitivamente dalle catene. Le nostre forze non saranno purtroppo abbastanza.




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