Moccetti a Falò, si rimane di sasso

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Ieri a Falò si è svolto uno spettacolo per certi versi affascinante e interessante e per certi altri pietoso. Il servizio riservato al Cardiocentro, con ospiti Giovanni Jelmini, avvocato della struttura, e il primario Tiziano Moccetti ha posto pesanti quesiti sulla struttura cui oggettivamente non si è dato risposta

Una cosa sola su tutte: Alessandra Maffioli, che ha curato il servizio, fa una premessa precisa e neanche tanto breve, spiegando che nonostante le reiterate e continue richieste, le mail, le telefonate e i messaggi, i vertici del Cardiocentro hanno sempre rifiutato, nell’arco di mesi, di rispondere o di partecipare alla trasmissione per dire la loro. Un silenzio, viste le polemiche, che non solo lascia perplessi, ma crea forti dubbi sulla sincerità di chi avrebbe avuto tutte le possibilità e i motivi di dire la propria.

Il servizio porta alla luce alcuni fatti e ne omette altri. Fatti che noi avevamo già portato alla luce, ricordando le inchieste di Area di una ventina di anni fa in seguito alla donazione del miliardario Zwick e al suo trust nel paradiso fiscale dell’isola di Jersey. Leggetevi questo nostro articolo del 2016 perché ne vale dannatamente la pena, serve a capire i giochi di milioni che ruotarono intorno alla creazione del Cardiocentro (leggi qui)

Falò fa poi finalmente le cifre, stipendi di cui si è vociferato per anni e di cui non si era mai avuta conferma, e spiega gli intrecci familiari di Moccetti nel cardiocentro.

PARLIAMO DI SOLDI

Tiziano Moccetti, primario: 750’000 franchi annui di stipendio, + i proventi dell’attività privata

Marco Moccetti, medico e capo servizio: 268’000 franchi annui + i proventi dell’attività privata.

Dante Moccetti: direttore amministrativo: 357’000 franchi l’anno

Ma le attività supplementari private dei Moccetti a quanto ammontano? Non si sa, però sono private, non sono affari nostri, no? E no, invece, vi ricordiamo che i medici sono a tutti gli effetti dipendenti pubblici, poiché sono le casse malati a pagare i loro onorari. E i premi li paghiamo noi con una tassa a tutti gli effetti, siccome è obbligatoria. Oltretutto questa tassa è la più iniqua visto che non va in base al reddito ma è uguale per poveri e ricchi.

Ma proseguiamo in base ai dati forniti da Falò: Patrizia Franconi (compagna di Dante Moccetti), ha lavorato nel 2018 come segretaria della fondazione del Cardiocentro per la ricerca (FCRE) guadagnando 120’000 franchi l’anno all’80%. A tempo pieno sarebbero 150’000 franchi, non male per una segretaria.

Vogliamo poi parlare di altri piccoli conflitti d’interesse? Conflitti impensabili in una struttura pubblica?

Piero Veragouth, nipote di Moccetti, ha ricevuto mandati per decine di migliaia di franchi come “project manager”. E i membri del consiglio di fondazione? Un gentile gruppo di persone caritatevoli che hanno a cuore (è proprio il caso di dirlo) solo il bene dei ticinesi. Giorgio giudici, ex sindaco di Lugano (sì sempre lui) ha ricevuto 70’000 franchi di mandato come architetto. Lo studio legale di cui è co-titolare Giovanni Jelmini, ex presidente del PPD, ha fatturato 150’000 franchi di mandati come avvocato. Claudio Massa ha ricevuto 150’000 franchi pure lui di mandati come fiduciario. Queste sono persone che dovrebbero garantire la trasparenza e la serietà della fondazione, viene da piangere.

Tenete presente che nell’EOC, ovvero nel settore pubblico, per acquistare la carta da gabinetto bisogna fare un concorso, mentre il Cardiocentro distribuisce senza controllo mandati e collaborazioni. Cominciate a capire ora? Cominciate a capire perché l’unico vero punto che fa tremare Moccetti e compagnia è il passaggio della struttura amministrativa sotto il controllo dell’ente pubblico?

Salvano vite al Cardiocentro? Certo, e sono bravissimi, nessuno mette in dubbio. Salvano vite come i primari del San Giovanni o del Civico, o dello IOSI che guadagnano, come dichiarato da Paolo Sanvido, presidente del CdA dell’EOC, Tra i 180’000 e 230’000 franchi annui gestendo tra le 1000 e le 2000 persone. Il cardiocentro ne occupa circa 300. Ogni commento è superfluo.

Chi paga? Voi. Il Cantone copre il 55% dei costi con 28 milioni di franchi annui, il resto lo pagano le casse malati che pagate sempre voi.

UNA FONDAZIONE DIETRO L’ALTRA

Poi Falò fa luce su un altro punto controverso. Il capitale proprio della fondazione, di 30 milioni e oggi di soli 7. Ricordiamo che da anni il Cardiocentro, nonostante tutto è in perdita (35 milioni in 10 anni) e a coprire le perdite va proprio questo capitale. Ma dove finiscono i soldi? Nella ricerca. O perlomeno, nella ricerca creata dal Cardiocentro con un’altra fondazione, la FCRE appunto, che ha assorbito negli anni circa 22 milioni, perlopiù andati al SIRM, l’istituto svizzero di medicina rigenerativa, il cui sito, curiosamente, risulta non attivo.

Una fondazione che Moccetti e compagnia volevano affiliare a tutti i costi all’USI (supportati dalle pressioni politiche di alcuni parlamentari ticinesi), affiliazione che il direttore di allora, Pietro Martinoli, aveva rifiutato per non aver potuto effettuare i controlli di rito, l’associazione ancora oggi attende l’affiliazione.

Ma soprattutto un’associazione di cui non si sa nulla. Non si sa che progetti porta avanti né quante persone vi sono occupate o con quali risultati, né si sa quanto prende chi ci lavora e come sono gestiti i soldi. Insomma, una specie di specchio che riflette sistematicamente qualsiasi tentativo d’intrusione.

Alla fine del servizio di Falò si resta basiti, guardatevelo tutto se non lo avete fatto, perché di certo ne vale la pena. (clicca qui per il servizio)

TRISTE EPILOGO

Tornati in studio, assistiamo a un battibecco patetico in cui Moccetti, invece di spiegare o dare risposte, continua a gridare quanto di buono abbia fatto per il Ticino e per i malati, sostituito opportunamente, nei momenti di difficoltà, dal suo avvocato, Giovanni Jelmini, che non trova di meglio che evocare i costi della trasmissione Falò per giustificare quelli del Cardiocentro.

Alla fine resta quel benedetto contratto, sottoscritto venticinque anni fa dallo stesso Moccetti, contratto con clausole da lui volute e ora disattese. Ma la cosa terribile è che in tutto questo bailamme, né Jelmini né Moccetti hanno saputo spiegarci perché accordi contrattuali presi 25 anni fa, oggi non sono a loro parere più validi.

Per i cittadini normali come noi, i contratti sono vincolanti, non si capisce perché non dovrebbero esserlo per il Cardiocentro e la danarosa famiglia Moccetti.

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