Non infierite su Beltraminelli

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Sia chiaro, infierire su chi ha perso non è mai onorevole né corretto (a meno che non sia Tuto Rossi). La sconfitta di Beltraminelli, ritenuta in fondo quasi un epilogo dovuto, non prescinde dal fatto che colpire qualcuno che sta a terra non ci rende migliori.

Beltraminelli è uscito di scena, e con lui se ne va un ministro che soprattutto non ha saputo gestire lo scandalo di Argo1. La pianificazione ospedaliera invocata da Pronzini non c’entra, e non c’entrano nemmeno altre presunte manchevolezze. Bertoli è stato accusato di tutto e di più e non solo ha mantenuto il seggio ma la battaglia su di esso ha fatto guadagnare addirittura due punti percentuali al PS.

No, Beltraminelli ha pagato per dei motivi che erano plateali e sotto gli occhi di tutti, e che a una persona più accorta avrebbero mandato un segnale d’allarme talmente forte da farne preferire le dimissioni. Quelle benedette dimissioni che nessuno vuole dare e che sono obiettivamente bagaglio di uomini schietti e grandi statisti, oltre che dei furbi. Perché quando vedi la malaparata, è anche intelligente farsi da parte e poi magari risorgere più in seguito, la memoria della gente è corta.

Scandali e beghe hanno colpito negli anni più di un Consigliere di Stato, ma il caso Argo1 ha un fattore preponderante che in fondo ha affossato Beltraminelli: nessun colpevole. Il che si traduce in automatico in uno sbaglio o in un’inottemperanza del capo dipartimento stesso. Se in una battaglia un generale perde e non riesce a scaricare su dei sottoposti disobbedienti la sconfitta, inevitabilmente la colpa diventa sua e basta.

Lo vediamo con Gobbi, anche lui investito dallo scandalo dei permessi facili, dove però i colpevoli, le mele marce, si sono trovate subito e sono state subito punite. Nessuno si è chiesto seriamente se Gobbi aveva gestito bene il suo dipartimento, semplicemente con le teste dei colpevoli (meglio ancora se stranieri, ricordate?) ci si è scordati di fare le pulci al ministro leghista.

Invece per Paolo Beltraminelli è stato tutto il contrario, parlare di attacchi ignobili e pretestuosi, come ha fatto il PPD fino a ieri, è inutile e dannoso, non ha fatto che reiterare l’idea che qualcosa di losco e torbido fosse effettivamente stato scopato sotto il tappeto. La tiepida difesa ancora a pochissimi giorni dall’epilogo del voto da parte del presidente Zali ha sicuramente aumentato questa sensazione sull’elettorato indeciso. I PPD, stanchi ed esausti da questo continuo tira e molla, hanno preferito tagliare il cordone ombelicale che li legava al beltraministro, che come un cavallo zoppo, è stato abbandonato al ciglio della strada mentre il carro continuava dritto per la via. Ma si sa, la politica è pancia ma anche pragmatismo. Ostinarsi a sostenere Beltraminelli, avrebbe costretto il PPD a viaggiare con un ministro azzoppato e facilmente preda delle voglie degli altri ministri.

Insomma, chi nei sondaggi dava in testa Beltraminelli, non aveva assolutamente il polso della popolazione. A posteriori, è sufficiente verificare il successo social di De Rosa (il suo discorso al congresso ha accumulato 559 like e 162 condivisioni, numeri più che lusinghieri anche per un ministro in carica con migliaia di followers come Gobbi ad esempio, incredibili per un candidato approdato su Facebook per queste elezioni. Stessa storia per l’affluenza agli incontri (come avevamo già scritto), dove i bene informati avevano subito notato il gap di affluenza tra De Rosa e Beltraminelli, decisamente a sfavore di quest’’ultimo.

Insomma, i segnali erano lì da vedere, ma noi schiavi dei sondaggi restavamo dubbiosi. Se si vuole fare politica seriamente, bisogna smetterla di confezionarsi discorsi autoreferenziali e tastare il polso della gente. Quello a saperlo leggere dice tutto. E Beltraminelli se l’è scordato.

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