Notre dame era quasi bella

Di

Era quasi bella, ieri notte, Notre Dame di Parigi, avvolta nel fulgore delle fiamme. La luce dorata e rossastra del rogo che filtrava attraverso il rosone frontale, trasmetteva un incanto appariscente. Se dimenticavi la tragedia che quelle fiamme raccontavano, la cattedrale dei parigini assurgeva a una squisita eleganza e il rogo rammentava le fiamme calde e coinvolgenti di un falò estivo.

Invece no. Non bisogna avere fatto studi artistici per capire la tragedia immane che colpisce non solo un popolo, ma l’universalità delle genti, quando un monumento così viene colpito, sfregiato, distrutto. E io che sono profondamente ateo, soffro fisicamente, nel vedere le fiamme mordere un racconto di pietra che ha sfidato i secoli e che è sopravvissuto a due guerre mondiali, un libro di arenaria i cui tesori scolpiti ci lasciano a bocca aperta ancora oggi, che i suoi costruttori sono ormai cenere.

Quando salgo in valle spesso mi fermo alla chiesetta dei santi Carlo e Cristoforo. Una chiesina umile di valle povera, quattro muri e degli affreschi dolorosamente ingenui, ma proprio per questo magnificamente popolari. Entro e accendo due ceri. Uno per mamma e uno per papà. Non credo che mi sentano o mi vedano, lo faccio per me, da egoista. Quelle due fiammelle mi ricordano che non li dimentico. Entro, e appendo la mia anima dietro al portone, perché questo sono le chiese in fondo: guardaroba di anime.

Posti dove ritrovi la serenità, tra mura antiche che hanno assorbito le preghiere di migliaia di persone nei secoli. Questa, e non Dio, è la potenza di chiese e cattedrali. Quel mucchio di preghiere che hanno saturato un luogo, rendendolo sacro perché accoglie l’essenza, la gioia e il dolore di uomini e donne.

Le chiese moderne questo potere non ce l’hanno, sono acerbe, adolescenti, scostanti. Ma le cattedrali, i duomi: Genova, Milano, Roma, Strasburgo, Parigi…

Ecco, immaginate adesso Notre Dame, l’enorme, la bella, che da più di 8 secoli sfida il cielo con le sue spinose guglie gotiche, che accoglie le urla silenziose dei mostruosi doccioni, che guarda Parigi crescere, quando all’inizio era solo la cittadella fortificata a cui lei stessa faceva da perno. Immaginate il potere di questa cattedrale, enorme e adagiata sull’isola in mezzo alla Senna, che seduta guarda non solo i parigini, ma l’incredibile e variegata umanità che da secoli viene a visitarla. Quattordici milioni di turisti all’anno entrano ed escono dei muri della gigantessa, lo fanno come formiche in fila, alcuni appendono le anime dietro al portone, molti alzano solo lo sguardo come in un parco di divertimenti. E possiamo solo immaginare l’energia depositata in quasi un millennio, tra gli interstizi e la malta, convogliata nella guglia centrale a quasi 100 metri da terra. Quella flèche, la freccia, che abbiamo visto crollare tra il grasso fumo delle travi di quercia stagionata.

Già centinaia di milioni di euro sono stati raccolti tra la Parigi bene. I parigini amano la loro cattedrale, perché è lo scrigno delle loro anime. Vederla bruciare è come perdere un pezzo di se stessi, come appoggiare una mano sul ceppo del camino. E anche per noi, e non parlo degli idioti o gli insensibili, ma delle persone di cultura e di amore per il passato, questo rogo lascia Parigi e l’occidente un po’ più nudi, lascia questa Europa più povera di simboli. Perché i simboli sono più importanti del pane a volte, ed è nostro dovere tutelarli, come i Buddha Afghani o l’arco di Palmira distrutti dalle guerre e da ottuse ideologie.

Nell’arte e nella cultura c’è l’anima di una nazione. Nella storia e nel tempo la nostra forza. C’è chi lo capisce e chi le chiama anticaglie o carabattole. C’è chi piange e chi ride. C’è chi erediterà la propria storia e la conserverà come un gioiello prezioso, e chi si perderà nel vento come la cenere di un rogo.

Notre Dame che brucia ci ricorda qualcosa, ci chiede, tra il ruggito delle fiamme, se vogliamo vedere le nostre anime volare in balia delle correnti calde create dai vortici del fuoco, o esserne custodi.

Perché essere custodi dell’arte, vuole dire esserlo anche dell’umanità.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!