Quella croce a chi la do? Non al LAC

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Non bastavano le polemiche per la presenza o meno del crocifisso nelle aule scolastiche del Cantone. No. Ora la battaglia, dalle aule, s’è spostata in piazza e in una in particolare. Quella davanti al LAC di Lugano dove da qualche settimana troneggia la scultura dell’artista albanese Xelidon Xhixha, una gigantesca croce luccicante e, forse proprio per questa ragione, l’opera s’intitola “Luce Divina”.

Ad aver adottato la croce posta davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angeli in piazza Bernardino Luini, una delle venti opere che stazioneranno per le vie del centro di Lugano fino al 22 di settembre, è la sezione cittadina del PPD che, alla notizia dell’annunciato spostamento del massimo simbolo cristiano è andata su tutte le furie. Apriti cielo. E giù tutti e sette i cavalieri dell’Apocalisse a proteggere quel poco che ancora resta oggi del Cristianesimo, tra cattedrali in fiamme e papi accusati di aver abbracciato la dottrina comunista.

Ad aver sollecitato la rimozione della croce, stando a quel che si legge nella missiva pipidina, sarebbero stati i vertici del MASI, il Museo d’arte della Svizzera italiana, schifati di fronte a cotanta metallica presenza religiosa. “Non è per nulla chiaro chi abbia da parte del MASI fatto pressioni sul Municipio di Lugano affinché l’opera venga spostata altrove. È per contro chiarissimo il vero motivo dello scandalo: quell’opera non la si vuole perché raffigura una croce, percepita come un simbolo religioso. Veramente c’è di che rimanere allibiti!”

Allibiti un po’ come chi si trova a leggere certe strampalate prese di posizione. Dove alla ragione è contrapposta la tifoseria. Quel tifo cieco e bieco che traslato in ambito religioso si chiama fede. Un sentimento che tende, in alcuni suoi eccessi patologici, alla paranoia. Per una disputa in cui, al centro di tutto, ci sono le sorti di un stupido cumulo d’acciaio. Peccato solo che quel cumulo abbia una forma non banale, un po’ come a volte capita con certe macchie di muffa che hanno le sembianze della Vergine Maria. E allora, in quei casi, c’è chi grida addirittura al miracolo.

“In ambito artistico sempre si reclama l’autonomia dell’arte da qualsivoglia pressione e poi sono proprio quelli che a Lugano devono occuparsi della programmazione artistica a porre delle censure? E la croce non la troviamo forse anche nella nostra bandiera nazionale?”. Certo. Di croci, a voler guardar bene, se ne trovano davvero un po’ ovunque. Sia fisiche che metaforiche. Ma la vera notizia però è un’altra. E arriva per bocca del sindaco di Lugano, Marco Borradori, che in occasione della conferenza stampa della mostra ha smentito categoricamente che il MASI si sia lamentato con il Municipio per quella croce, ormai della discordia. Anzi.

Tutto era già previsto da tempo e la croce traslocherà in un altro angolo della città non meno simbolico rispetto a quello della piazza e della chiesa di fronte alla quale si trova ora. Subito dopo Pasqua la ritroveremo davanti alla Cattedrale. Giusto un paio di giorni per il trasporto, ma poi sarà di nuovo lì a riflettere di luce divina, pronta a testimoniare la propria “crocitudine”, la propria profonda volontà di essere uno dei massimi simboli della religione più diffusa al mondo, croce e delizia del genere umano.

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