Questa plastica a chi la do?

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La plastica è ovunque. Un derivato del petrolio tanto complesso da produrre quanto difficile da gestire una volta gettato via. Eppure l’accumulo di rifiuti plastici è all’ordine del giorno. Per esempio, in Europa, la produzione di plastica è esplosa in appena pochi decenni, passando dal milione e mezzo di tonnellate del 1950 ai 322 milioni di tonnellate del 2015. Ormai gli oggetti usa e getta in plastica non si contano più. Meno di un terzo dei rifiuti prodotti viene riciclato.

E solo dopo che la Cina, lo scorso anno, ha bloccato l’importazione di tutti questi rifiuti in arrivo dai Paesi occidentali, si è in parte scoperchiato il vaso di Pandora portando allo scoperto le cattive abitudini e le violazioni di natura ambientale commesse nei paesi, principalmente del Sud-est asiatico, dove va a finire buona parte dell’immondizia e degli scarti in plastica che tutti noi produciamo.

Stando a quanto scrive Greenpeace in un suo rapporto che analizza il commercio mondiale dei rifiuti in plastica, relativo ai 21 maggiori Paesi esportatori e i rispettivi 21 maggiori importatori, nonostante i volumi delle esportazioni mondiali, tra il 2018 e il 2016, siano diminuite della metà, “nuovi Paesi, principalmente del Sud-est asiatico e non dotati di regolamentazioni ambientali rigorose, sono diventati le principali destinazioni dei rifiuti occidentali”.

A livello globale, con lo stop della Cina e le misure restrittive adottate da Malesia, Vietnam e Tailandia che, dopo il no di Pechino, sono diventate le principali destinazioni finali di questo traffico, ad essersi offerte di gestire le esportazioni di rifiuti plastici si sono fatte avanti Indonesia e Turchia.

Se la maggior parte di questa spazzatura proviene da Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Giappone – sono loro i maggiori esportatori – va anche detto che fra traffici illeciti e false certificazioni che attestano il corretto trattamento a cui dovrebbero essere sottoposti gli avanzi di materie plastiche prima dell’esportazione o dei requisiti dei destinatari, siamo troppo spesso nell’illegalità più totale. Al punto che la plastica contaminata torna sul mercato sotto forma di nuovi oggetti che rischiano di essere molto pericolosi per la salute di tutti.

Ma la vera soluzione al problema della plastica e delle microplastiche in particolare è da sempre un’altra. Meno plastica. “Riciclare non è la soluzione, sono necessari interventi che riducano subito la produzione – sottolinea un responsabile di Greenpeace – soprattutto per quella frazione di plastica spesso inutile e superflua rappresentata dall’usa e getta che oggi costituisce il 40 per cento della produzione globale di plastica”.

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