Questo maxi resort di lusso a chi lo do?

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Se al peggio non c’è mai fine, a quanto pare nemmeno al lusso. E neppure ai tentativi di edificare a tutti i costi un sontuoso mega-maxi-resort, violentando una delle rimanenti bellezze naturalistiche e paesaggistiche del nostro povero Cantone. La notizia di questi giorni è che il progetto pensato tra Cardada e il Monte Brè è cambiato. The Lago Maggiore Retrait, questo il nome scelto per l’albergo ultrastellato con centro Spa, abitazioni ed eliporto non si farà più a Colmanicchio (frazione di Cardada), ma interesserà solo il Monte Brè.

Certamente, va detto, stiamo solo parlando di un’ipotesi e non di qualcosa che è stato presentato con tanto di domanda ufficiale di costruzione, ma dietro le quinte, il lavoro di marketing per indorare la pillola e creare l’illusione che una struttura del genere porterà soldi e benessere alla nostra economia, prosegue a spron battuto. L’idea iniziale si è solo spostata di qualche metro probabilmente sulla scorta di qualche dritta utile a smorzare in parte l’ira di chi, anche a giusta ragione, dei riccasti che vengono a rilassarsi sui nostri monti non ne vuole assolutamente sapere (leggi quiqui). Punto e stop.

Del resto, in un mondo al collasso, sul baratro della catastrofe ambientale, in cui tutti coloro che hanno la fortuna – come noi – di vivere avendo a disposizione beni e ricchezze che buona parte del resto degli esseri umani presenti su questo Pianeta si sogna, quello che tutti insieme dovremmo fare è proprio opporci alla spreco e allo sperpero inutile di risorse. A tutto quello che, volendo semplificare il concetto, potremmo definire lusso. Il tempo degli eccessi è scaduto. Anche nelle periferie dell’impero. Anche nel minuscolissimo Ticino.

La penale da pagare, ben lo sappiamo, è altissima. Ce lo dice la scienza, quella con la esse maiuscola. Ecco perché l’atteggiamento sprezzante di chi se ne impippa e continua a dilapidare risorse che andrebbero ridistribuite in maniera più equa e parsimoniosa è un criminale. Responsabile di un crimine perpetrato contro l’intera Umanità. Certo, detta così potrà sembrare forse un pochino retorica. Eppure il senso e la vera sostanza della questione non cambia. È davvero questa.

Nessuno qui vuole tornare a vivere ai tempi della pietra, ma a qualcosa tutti noi dobbiamo pur rinunciare, e soprattutto – più di noi – chi ha accumulato ricchezze e risorse al punto da poter usare l’espressione “navigare nel lusso”. O nell’oro. Ecco perché l’ultima versione del progetto che interessa il Monte Brè suddivisa in due comparti denominati “La Follia I”, estesa su dodicimila metri quadrati di superficie e “La Follia II”, con ville e residenze extralusso su quindicimila metri quadrati di terreno, è davvero una follia di nome e di fatto. Un malessere che va curato con l’uso della ragione e l’esercizio del buonsenso, innanzitutto da parte di chi, prima o poi, sarà chiamato a decidere sul da farsi.

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