Rossi: altri sgravi? Stavolta no

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Dopo avere visto un interessante testo di Martino Rossi* sulla RFFA (Riforma Fiscale e Finanziamento dell’AVS) abbiamo pensato di fargli alcune domande. Sappiamo che questi temi non eccitano le folle come i gladiatori al Circo Massimo ma vale la pena di perdere un po’ di tempo.

Visto che però il tema è complesso, abbiamo deciso di ridurre le domande al minimo e di lasciare ruota libera a Martino Rossi. Ricordiamo che la RFFA sarà in votazione il 19 maggio prossimo, leggiamo la spiegazione pubblicata dalla Confederazione per capire di cosa stiamo parlando:

“…Gli obiettivi del progetto sono un sistema fiscale conforme e competitivo a livello internazionale e il rafforzamento dell’AVS. La riforma fiscale intende preservare l’attrattiva e la competitività della piazza imprenditoriale svizzera, nonché garantire i posti di lavoro e le entrate fiscali a medio-lungo termine. Inoltre, il progetto assicura all’AVS le maggiori entrate di cui ha urgentemente bisogno, contribuendo così a garantire le rendite.”

Martino, ci spieghi in breve la riforma?

I Cantoni hanno sfruttato la concessione di statuti fiscali speciali a imprese estere per indurle a creare una sede in Svizzera. Ora, pena sanzioni internazionali, questi statuti devono essere abrogati. La RFFA è concepita per sostituire i privilegi abrogati con altri, per tutte le imprese.

Come? Deducendo dall’utile imponibile fino al 90% di quello generato da brevetti e fino al 50% delle spese di ricerca e sviluppo (già dedotte una volta come costi); deducendo dal capitale imponibile le partecipazioni e i brevetti; incoraggiando i Cantoni a ridurre l’aliquota fiscale sull’utile rimanente. In Ticino, dovrebbe scendere di un terzo, dal 9% al 6%.

Rimangono così più utili da distribuire in forma di dividendi, e di quest’ultimi solo il 70% sarà tassato dalla Confederazione (oggi 60%) e solo il 50% dai Cantoni.

Per ottenere il sostegno di elettori ostili a questa defiscalizzazione del capitale e dei suoi redditi si abbina alla riforma fiscale un finanziamento dell’AVS (non risolutivo). Sarebbe ridicolo considerarlo una “compensazione” a carico delle imprese per i favori fiscali che ricevono: 1’200 milioni saranno a carico della retribuzione del lavoro (per metà dedotti direttamente dal salario in busta paga) e 800 milioni a carico dei contribuenti che pagano imposte alla Confederazione (lavoratori e consumatori oltre che persone giuridiche).

Ricorda vagamente la riforma fiscale ticinese dell’anno corso, in cui in assemblea il PS si mise di traverso o sbagliamo?

La “filosofia” è la medesima: esaltare la concorrenza fiscale internazionale e intercantonale per ridurre al minimo la tassazione del capitale e dei suoi redditi. Uguale anche il “trucco” per ottenere una maggioranza fra i votanti: sgravi fiscali alle imprese e finanziamento di prestazioni sociali, ma non a carico delle sole imprese, bensì di tutti…

È legale accorpare due questioni così diverse e votarle insieme? Non erano già stati espressi dei dubbi?

Li esprime ancora lo stesso Consiglio Federale: l’abbinamento di misure fiscali e sociali “è discutibile nell’ottica dell’unità della materia”. Tradotto: pregiudica la libertà del cittadino di scegliere le capre e non anche i cavoli…

Chi è contro a questa riforma?

Buona parte dei sindacati, i Verdi, MPS, PC, POP. In Ticino, spero anche il PS.

La tua conclusione?

Non ci si può accontentare di “piccoli passi nella giusta direzione”, come dicono alcuni socialisti, lasciando fare alla destra grandi passi nella direzione sbagliata: il NO alla RFFA deve essere chiaro e netto!

* Economista e già capo divisione DSS

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