Salvini e i bambini-biscotti

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Salvini: “È questa l’Italia per cui stiamo lavorando: che i figli nascano a Cantù e non ci arrivino dai barconi dall’altra parte del mondo già belli e confezionati”. Come se i bambini fossero pacchetti, bambini Oreo arrivati dall’Africa.

Siamo a un comizio a Cantù. Nella migliore tradizione mussoliniana, Matteo Salvini, col suo agire da imbonitore da fiera, rievoca quello che una volta era il programma di ripopolamento fascista.

Fa salire sul palco una donna con sei figli e altri bambini. Bambini delle famiglie convenute alla riunione, in suffragio della candidata sindaca leghista Alice Galbiati. Salvini è fiero, almeno a parole, di questa produttività conigliesca, che frena l’avanzata di un’ondata migratoria che, come ha ammesso lui stesso recentemente, non esiste.

Mussolini novant’anni fa, chiese alle donne italiane di diventare non madri ma fattrici, come le manze nelle stalle, preposte a sfornare vitelli per la gioia del grasso contadino in orbace. Chiese alle donne, relegate a ventri produttivi, di regalare figli alla patria, dove i figli sarebberoro diventati carne da cannone, morti sulle montagne greche o agonizzanti nelle steppe russe.

Non vogliamo bambini preconfezionati,dice Salvini, come se i bambini fossero pacchi di biscotti. A noi piacciono ingredienti naturali e nostrani, ci racconta Matteo. Sarà che ho un’innata repulsione per il gerarca leghista, ma vedere Salvini su un palco che sembra l’animatore di un Club Mediterranée, mi mette a disagio. Sono solo io a vedere in lui un guitto da avanspettacolo? Non percepisco nulla di politico in quel comizio, solo battutine, atte a far ridere un popolo piatto e servile, un popolo di quelli che ha già il sorriso sulle labbra in attesa che l’animatore del villaggio lo trasformi in forzata ed entusiasta risata. Per poi tornare a casa e dire: “come ci siamo divertiti!” , quando a farti divertire è qualcun altro, perché tu nella tua pigrizia mentale, demandi pure la tua gioia a qualcuno che la piloti come un aeroplanino nel senso giusto.

Salvini non vuole bambini preconfezionati…ha fatto la battuta lui, e la fa sulla pelle di chi, inconsapevole  e per disperazione, rischia la vita senza volerlo. Fa la battuta su Alan Kurdi e su tanti altri marmocchi freddi e umidi, che non troveranno ormai più posto nel mondo di nessuno. Né in quello reale e orrendo, né in quello da Mulino Bianco dove pascolano le giovenche sforna-figli di Salvini.

In queste turpi dichiarazioni, insensibili e cattive, c’è la peggiore immagine della Lega e del suo leader. Che poi fa il piccato quando la violenza esplode e la condanna stizzito, da bravo leader responsabile. Il bravo contadino, che concima la gramigna e poi si indigna perché quest’ultima cresce rigogliosa e soffoca gli altri vegetali.

E viene da pensare, che quando tu svilisci e sbeffeggi l’infanzia, si arriva a toccare davvero il fondo, perché così disumanizzi totalmente il “nemico”, quando i suoi figli non sono figli ma pacchettini, pidocchi, nullità. Quei bambini allora non esistono, ci sono solo i nostri meravigliosi marmocchi italici, incolpevoli pure loro poveretti, che vengono usati come fulgidi esempi di amore patrio su un palco di legno.

Come finisco questo ragionamento, che è sempre uguale a tanti altri che si occupano di Salvini e delle sue cattiverie? Come lo termino, cosa regalo a chi legge e che pretende un epilogo? Che un epilogo c’è, ed è in te stessa, lettrice o lettore, è in persone che sono arrivate fino in fondo all’articolo con la consapevolezza delle vere madri e dei padri che ritengono tutti i bambini uguali. Io non ho nessuna risposta.

Siete voi la risposta.

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