Un maggioritario alla “svizzera”

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Il sistema elettorale proporzionale, per l’elezione del parlamento e del governo, fu imposto al Ticino dall’autorità federale nel 1892 per calmare gli animi e evitare la guerra civile fra liberali e conservatori, in seguito alla “rivoluzione ticinese” dell’11 settembre 1890. In quell’epoca il proporzionale non era praticato in alcun altro cantone svizzero. Oggi quasi tutti lo usano per l’elezione del parlamento. Ma nessuno, tranne il Ticino, per l’elezione del governo. Ora, guardando al futuro, è giunto il momento per proporre, per il Consiglio di Stato, il sistema maggioritario sul modello di altri cantoni. O almeno di pensare seriamente a una riforma.

Perché “seriamente”? Perché negli anni passati si è già discusso del passaggio al maggioritario. Ma le proposte scaturite erano irrealiste e non adatte né al sistema politico, influenzato dalla democrazia diretta, né alla cultura politica degli elettori e delle elettrici svizzere.

In effetti, nel 2004 il rapporto di un apposito gruppo di lavoro creato dal Consiglio di Stato prospettò due soluzioni. La prima prevedeva l’introduzione di un sistema maggioritario a due turni sia per il Consiglio di Stato che per il Gran Consiglio. La seconda invece un sistema maggioritario, sempre a due turni, soltanto per l’elezione del Consiglio di Stato, “sul modello vigente nelle Province italiane, con attribuzione dei cinque seggi dell’esecutivo alla lista o coalizione di liste vincitrice e con elezione contemporanea ed automatica del presidente del governo”. Per il Gran Consiglio, invece, si voleva mantenere il proporzionale, con introduzione però di un “premio di maggioranza” pari almeno al 55% dei seggi. Entrambe le proposte, a mio avviso, erano a dir poco azzardate.

È un mistero, per chi scrive, perché gli autori del rapporto abbiano proposto di scopiazzare il modello delle province italiane e non quello di altri cantoni svizzeri. In Svizzera vige infatti da tempo una logica diversa da quella delle altre democrazie del mondo, dove chi governa deve avere, di regola, la maggioranza nel parlamento. Se la maggioranza è forte, il partito o la coalizione possono fare tutte le politiche che vogliono. In Svizzera questo è possibile solo su carta, perché grazie alla democrazia diretta il popolo può sempre mettere in questione le decisioni della maggioranza. Un sistema maggioritario “puro” è illusorio.

Il bello del maggioritario praticato negli altri cantoni è che produce risultati “proporzionali”: negli esecutivi troviamo infatti esponenti dei partiti di sinistra, centro e destra. È la cosiddetta freiwillige Proporz (il proporzionale volontario). Ma il termine è fuorviante. Non c’è niente di volontario. Raramente o mai, ce lo insegna Machiavelli, politici e partiti cedono “volontariamente” una parte del potere che possono avere.

Se i partiti che in teoria hanno la maggioranza dell’elettorato tentano di occupare, supponiamo, tutti i seggi nell’esecutivo, rischierebbero di trovarsi alla fine con zero o al massimo un paio di seggi. Il motivo è semplice: gli elettori distribuiscono i loro voti (cinque o sette in totale, a seconda del numero di seggi a disposizione) come pare e piace a loro e non come vorrebbero i partiti. Quindi se sono, supponiamo, un elettore di destra che rispetta la disciplina di partito, magari assegnerò tutti i miei cinque (o sette) voti ai candidati della destra. Ma un altro elettore, moderatamente di destra, sceglierà solo due candidati della destra (perché gli altri gli sono antipatici), uno di centro e ancora una candidata del centrosinistra che gli sembra particolarmente meritevole. I rimanenti voti che ha a disposizione rimangono inutilizzati.

In altre parole, se un partito o una coalizione volessero per davvero occupare tutte le poltrone, commetterebbero un suicidio politico. Ogni tanto qualche partito tenta il colpo, ma si brucia subito. Come l’Udc nel canton Berna che nel 2006 propose quattro candidati. Se fossero stati eletti, avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta nel governo. Sulla carta l’Udc aveva i numeri per farlo. Ma non ha fatto i conti con la cultura politica e i meccanismi di voto. L’elettorato non gradisce un governo monocolore. Il risultato fu che l’Udc si ritrovò con due eletti (prima ne aveva tre), “regalando” di fatto un terzo seggio ai socialisti, così che, insieme ai Verdi, il centrosinistra ottenne la maggioranza assoluta. Ecco perché in questo maggioritario “alla svizzera” i partiti hanno interesse a non esagerare con il numero di candidati/e che propongono. Inoltre, devono scegliere candidati/e competenti. Mentre nel proporzionale, a volte, si “riempiono” le liste con personalità sicuramente brave ma senza lo spessore richiesto per la carica, creando non pochi problemi al partito che li ha proposti. Perché è sempre l’elettorato a decidere.

Nenad Stojanovic, professore all’Università di Ginevra

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