Un miliardo per Notre Dame?

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La cifra delle donazioni per Notre Dame ha già raggiunto il miliardo di euro. Mille milioni. I commenti sui social e sui media si sprecano, si rincorrono e si sovrappongono, chi difende e chi accusa ma chi, soprattutto, fa notare l’immenso squilibrio tra la corsa all’oro per rifare il tetto di una cattedrale, e le migliaia di morti che ogni giorno cadono per le guerre, le malattie o la fame.

Abbiamo raccolto tre post significativi e interessanti, non per sminuire il disastro, perché di disastro si tratta, soprattutto se pensiamo al patrimonio storico e culturale, ma per fare capire che a volte perdiamo il vero senso delle cose, l’ordine delle priorità, che dovrebbe avere sempre al suo vertice la vita unmana

Rupen Nacaroglu, Consigliere Comunale PLR, Lugano

Dopo pochissime ore dall’incendio che ha devastato Notre Dame, François-Henri Pinault (30 miliardi di patrimonio, proprietario, per esempio di Gucci) e Bernard Arnault (CEO di LMVH 91 miliardi di patrimonio, Luis Vitton per esempio) hanno offerto 300mio di euro per ricostruirla. Non dimentichiamoci che la Chiesa oggi, secondo alcuni calcoli dell’Economist nel 2012, dovrebbe superare i 170 miliardi di patrimonio solamente negli USA. Pensate globalmente. Son soldi. Papa Francesco ha dichiarato che prega per tutti coloro che stanno soffrendo per l’incendio, insomma che preferisce rimanere con le mani in mano piuttosto che metterle in tasca.

Il discorso però è che se 2 persone su 7 miliardi possono offrire 300 milioni per recuperare una cattedrale a 6 ore di distanza dai fatti a me sembra evidente che al mondo ci sono soldi abbastanza per sfamare ogni bocca, educare ogni bambino, dare un tetto a ogni famiglia. Il fallimento è solo volontario, endemico al sistema.

Giangiorgio Gargantini, sindacalista UNIA

“Solidarietà”

Due righe sull’incendio della cattedrale di Notre Dame, per cominciare la giornata, tanto per non sfuggire al topic della settimana.

Come tanti, ci sono stato, e la maestosità del luogo non poteva lasciare indifferenti, quale che fosse la nostra eventuale spiritualità o religiosità. Logica conseguenza, l’incendio non lascia indifferente nemmeno me, che tra l’altro sono figlio di pompiere, quindi sensibile anche da questo lato a determinati eventi.

Ciò che mi turba è la corsa alla raccolta fondi, lanciata sulle braci ancora fumanti, come se si volesse sgomitare per essere i primi nella corsa alla “solidarietà”. E a questo gioco, the winner is … François Pinault, che è stato il primo a guadagnarsi i titoli dei giornali annunciando un versamento di 100 milioni di Euro per il restauro della cattedrale. Bontà sua, si potrebbe pensare.

No, bontà nostra, perché quei 100 milioni il signor Pinault se li è guadagnati sulle nostre spalle. Sfruttando ad esempio in modo indecente il lavoro di troppi dipendenti sottoposti a condizioni di lavoro indegne. Sfruttando altresì le debolezze dei nostri impianti giuridici, sottraendo ricette fiscali alle autorità di mezza Europa per approfittare della gentile disponibilità dell’autorità fiscale ticinese.

Perché François Pinault non è altro che il multimiliardario proprietario del Gruppo Kering, di cui i più attenti ricorderanno la “solidarietà” (eccallà … di nuovo le virgolette …) verso i dirigenti del gruppo (a cui aveva messo a disposizione appartamenti vuoti in Ticino), verso i dipendenti (che avevano il divieto di andare al cesso durante il lavoro, ma il diritto di lavorare senza quanti a temperature inaccettabili!) e verso il fisco della metà dei paesi europei. Tra cui la Francia, ovviamente. Alla quale il gruppo Kering ha sottratto probabilmente ben più dei 100 milioni gentilmente offerti per ricostruire la cattedrale. Ma i soldi delle imposte non permettono di ricevere omaggi nazionali quanto la “solidarietà” (…) verso il patrimonio architettonico (o culturale, o religioso, che dir si voglia).

Merci, M’sieur Pinault. Ma la prossima volta, semplicemente, paghi salari degni, e le tasse dove deve, e faccia beneficienza con quello che le resta (che sarà per altro sicuramente sufficiente). B’jour, à bientôt

PS Bellinzona

A Parigi, per Notre Dame, hanno raccolto quasi 1 miliardo di euro in un giorno. Lo scorso 28 marzo, in tutta la Svizzera, la Catena della solidarietà ha raccolto per lo Yemen in guerra circa 3 milioni di franchi.

Notre Dame è bruciata. Una cosa triste. Senza volere sminuire questo disastro, non possiamo fare a meno di ricordare dei paesi dove a bruciare sono le persone: Sudan, Yemen, Siria, Palestina e tanti altri luoghi nel mondo che sono divorati dal rogo della guerra, spesso alimentata da paesi occidentali. Pensiamoci.

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