Il messicano che abbattè il muro

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Un incontro tra pesi massimi in California vede fronteggiarsi uno statunitense e un messicano. Il cow boy fa un errore nello sbeffeggiare un messicano indossando dei pantaloni filotrumpisti. È l’inizio della fine.

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Aprile 2019, Incontro tra pesi massimi. Brillano i riflessi sulla pelle dei pugili, i volti arcigni le luci che accecano, la folla urlante, il sudore che schizza ovunque vaporizzandosi sotto i colpi. Sul ring, lo statunitense Rod “lightning” Salka, di fronte a lui il messicano Francisco “el Bandido” Vargas. Sono fantastici questi latinoamericani, con quei nomi che ci ricordano invariabilmente Sergio Leone e i suoi spaghetti western.

Il combattimento si tiene a Indio, in California, per ironia della sorte quella stessa terra che era una volta messicana e poi conquistata dagli Yankee, quella terra dove adesso si vuole erigere un muro per tenere lontano gli antichi abitanti. Quei messicani che sono oggi rappresentati da “el Bandido”.

Il pugile statunitense originario della Pennsylvania ha una pessima idea, mischia lo sport con la politica. I suoi calzoncini sono decorati con la scritta America First e un motivo di mattoni, uno sberleffo al nerboruto messicano.

Rod Salka ha fatto una cazzata. Il messicano, se aveva bisogno di una motivazione per incazzarsi l’ha trovata e comincia ad aggredire lo Yankee ai fianchi. Gli osservatori descrivono l’incontro raccontando di un Vargas che si lavora Salka come se fosse un sacco di riso bianco. Il video ci rimanda le immagini che ricordano le parole di Mohamed Alì: “Vola come una farfalla, pungi come un’ape”. E Vargas punge, cavoli, se punge. Le impietose luci azzurre tagliano ring e platea come coltelli affilati, mentre Salka si stringe alle corde.

Vargas scarica addosso allo statunitense una caterva di pugni e vince, quando lo Yankee getta la spugna.

Lo sport a volte sfrutta metafore potenti, la storia ce lo insegna, il messicano non ha solo sconfitto lo statunitense, ha metaforicamente abbattuto quel muro facendolo rovinosamente cadere a terra.

Perché anche chi ha le pezze al culo, ha una dignità, che se lo ricordino Trump e i suoi sparring partner. A volte sono gli sbruffoni a dovere gettare la spugna.

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