Se un neo-nazi arbitra la partita

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In terra rossocrociata basta un manipolo di neo-nazisti dichiarati per decidere se una partita di calcio si gioca sino al termine: dopo Sion è toccato a Lucerna, protagonisti sempre gli stessi, una ottantina di ultras del “Hardturm Front” diretti dal “Führer” turgoviese Stefan N., un volto (orribile) – una storia. E il tipo che arringa i suoi, li porta alla transenna e pretende che i giocatori del Grasshoppers, rei di avere subito il quarto goal dal Lucerna, si tolgano la maglia e la consegnino ai bravi ragazzi del “Front”. Il capitano, l’austriaco Lindner e il presidente appena eletto Stephan Rietiker, cedono al ricatto, per evitare il peggio, dicono: cosa di per sè da far rabbrividire in uno Stato di diritto, perché dichiara che le forze dell’ordine sono impotenti, non sono in grado di difendere i giocatori. L’arbitro manda tutti a casa perchè non è più garantita la sicurezza. Il vecchio con la barba bianca e gli occhi spiritati ha in mano 10000 spettatori e l’intero calcio svizzero, esattamente come la mafia aveva in mano il Genoa, quando i giocatori furono obbligati a togliersi la maglia. E noi, a torto, a commentare: cose che capitano solo in Italia.

I neo-nazisti zurighesi pretendevano pure che i giocatori restassero in mutande, per lo meno i pantaloncini non li hanno calati. Quanto al “verpisst euch”, l’invito a pisciarsi addosso, per fortuna, era solo un modo di dire molto offensivo. La commissione disciplinare della Federazione Svizzera di calcio,ha comminato 2 partite casalinghe a porte chiuse, e 30000 franchi di multa, fermo restando il 4 a 0 per il Lucerna acquisito al momento della sospensione. A Sion era stato un 3 a 0 per i vallesani che mercoledì affronteranno proprio il Grasshoppers all’ Hardturm, vuoto, un bel vantaggio ai danni dei rivali diretti dello Xamax. Può incidere sulla lotta per evitare lo spareggio con la seconda della Challenge League, e anche su quella per accedere ai due posti in Europa. Perchè la differenza reti potrebbe essere decisiva, e il Lucerna poteva segnarne altre.

Insomma, il metodo sperimentato dal “Front” di Zurigo, gemellato con la curva neo-nazi dei tedeschi del “Chemnitz” funziona: comandano loro, e noi siamo impotenti. Il Grasshoppers ha accettato la sentenza, e dunque ha accettato la responsabilità oggettiva. Giusto: perché tutti sanno chi sono i loschi figuri incappucciati e di nero vestiti che continuano indisturbati a esistere e a manifestarsi esibendo con orgoglio i loro simboli nazisti. Ma non basta: una società sportiva, per quanto possa essere ambiguo il suo comportamento – gli “Ultras” servono a intimorire l’arbitro e i giocatori avversari – , non può cavarsela senza la polizia.

Molti pensano che lo Stato svizzero tolleri questi tipi negli stadi: farebbero danni ben maggiori in città. Ma a questo punto non possiamo più accettare questo punto di vista. Lo Stato deve avere il coraggio di pizzicarli uno ad uno e toglierli dagli stadi, per molto più dei soliti 2-3 annetti. Viola Amherd ha promesso di occuparsi della vicenda. In Svizzera non esiste una legge sull’apologia del nazi-fascismo. Esistono però altri modi legali per venire a capo del problema. Perchè i tipi non sono “Chaoten”, o facinorosi” o “ultras”, come si dice timidamente dalle nostre parti; un primo passo avanti, che non abbiamo individuato nei timidi commenti dei nostri mass-media (RSI esclusa) consiste nel chiamare le cose per nome: si tratta di squadracce nazi-fasciste. Per il momento sono arbitri solo d’una partita di calcio. Se nessuno li ferma in Svizzera e nella vecchia Europa, saranno arbitri di ben altra partita: quella della democrazia.

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