AAA spermatozoi cercasi

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Una ricerca dell’Università di Ginevra condotta sullo sperma di un campione significativo composto da poco più di 2’500 giovani virgulti confederati d’età compresa tra i 18 e 22 anni ha decretato che il loro liquido seminale è tra i peggiori d’Europa. Dallo studio è emerso che il 17% di loro, in pratica uno su cinque, rientra nella fascia “subfertile”, cioè con una produzione di spermatozoi inferiore ai 15 milioni di spermatozoi per millimetro. Quindi non sufficienti ad assicurare la fecondazione di un ovulo.

Stando agli studi epidemiologici condotti in questo ambito, la qualità dello sperma è andata via via peggiorando nel corso degli ultimi decenni ed è una costante riscontrata in tutti i paesi industrializzati. Solo cinquant’anni fa la concentrazione media di spermatozoi era di 99 milioni per millilitro, mentre oggi le concentrazioni si sono drasticamente ridotte e sono comprese tra i 41 e 67 milioni. Con un valore di 47 milioni, gli svizzeri si posizionano agli ultimi posti di questa singolare classifica, in compagnia di Germania, Danimarca e Norvegia.

“Nel complesso – rimarcano i ricercatori ginevrini – questi risultati suggeriscono che la qualità dello sperma dei giovani in Svizzera è critica e che la loro futura fertilità sarà probabilmente compromessa”. La ricerca non ha inoltre rilevato sostanziali differenze tra Cantoni o tra aree urbane e rurali. Insomma, il punto è che spermatozoi poco mobili o anomali dal punto di vista morfologico sono ormai diventati la normalità. Almeno in Svizzera. E con appena 40 milioni di spermatozoi per millilitro, i tempi necessari per arrivare ad assicurare il concepimento di un bambino si allungano in modo davvero significativo.

Sarà che il prelievo sui nostri giovani è stato effettuato al momento del loro reclutamento in vista del servizio di leva o più in generale per il logorio della vita moderna al quale sono soggetti, fatto sta che la situazione è drammaticamente questa, e quali siano le reali cause di questo peggioramento restano sostanzialmente un mistero. Quel che invece risulta chiarissimo è come lo scenario del futuro distopico descritto nel film “I figli degli uomini” di Alfonso Quaron non fosse poi così campato per aria. Anzi. Il regista e filosofo messicano ipotizza che l’Umanità non sia più in grado di avere figli.

La pellicola, ambientata nel 2027, accanto a una civiltà destinata a scomparire a causa della sua infertilità, dipinge anche un mondo in cui terrorismo e degrado sociale sono all’ordine del giorno. Gli immigrati si spostano illegalmente da uno Stato all’altro che, nel frattempo, hanno blindato le proprie frontiere. Mentre alcuni vengono relegati in campi profughi, altri fuggono e si aggregano alle tante compagini ribelli. Roba da far accapponare la pelle se non fosse che, quella fantascienza lì, assomiglia sempre di più alla nostra realtà del presente. Tra spermatozoi al ribasso e sovranisti in costante ascesa.

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