All’anima de li mortacci…

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Michele Serra, in un magistrale articolo, risponde al senatore Pillon, che con sarcasmo commentava la morte dell’editorialista di Repubblica Vittorio Zucconi. Un uomo convinto che le lobby gay irretiscano i ragazzi per fare proselitismo.

Forse non tutti conoscono il senatore Pillon, pronunciato alla veneta e non alla francese. Pillon è una delle più inopportune espressioni che il governo italiano abbia messo in campo, uno dei peggiori pedaggi che Salvini abbia dovuto pagare al cattolicesimo oltranzista.

Avvocato bresciano, fervente antiabortista e sostenitore della famiglia tradizionale, era tra gli organizzatori del chiacchierato Family Day. Che Pillon sia uno svitato bigotto è un dato di fatto, il senatore infatti, persegue anche la teoria del complotto secondo cui l’ideologia di genere viene insegnata sottobanco nelle scuole per traviare gli allievi. È inoltre convinto che esista una lobby gay tesa a sovvertire l’ordine morale e adibita al reclutamento omosessuale.

Era assurto alla ribalta poco tempo fa per la sua convinzione che nelle scuole bresciane si insegnasse la stregoneria per via di un progetto regionale che recuperava storie e credenze locali, in cui si parlava anche di streghe. Insomma, vi siete fatti un’idea del personaggio.

Recentemente, Pillon si è di nuovo fatto riconoscere, in seguito ad un suo post in cui parlava della morte dell’editorialista e inviato di Repubblica, Vittorio Zucconi. Pillon scriveva:

“Prego per lui perché al là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica si salvi l’anima. Ora, dove si trova, vede tutto molto chiaramente”.

È la magistrale penna di Michele Serra a ribadire lapidaria il pensiero che scorre dentro di noi, umani, logici, liberi pensatori o anche credenti, ma di quel credo che accoglie l’altro e non lo vede come una minaccia. Scrive appunto Serra rispondendo al crociato Pillon:

“…È una specie di sequestro di persona post-mortem. Non bastando, ai fondamentalisti, l’intolleranza in terra, tentano di estenderla anche laddove il sorriso allegro di Vittorio se ne va a zonzo, libero e leggero, oltre il profilo dei monti, oltre le onde del mare, in fondo al rettilineo interminabile di una Statale americana. In quell’oltre quelli come Pillon vedono solo espiazione e punizione, una specie di penitenziario retto dal Padre contro i figli; e uno spiraglio di luce solo per chi ha pagato la bolletta con le sue giaculatorie e la sua sottomissione.

Loro, di quell’oltre, si considerano i concessionari esclusivi. Lo hanno costruito loro, non certo Dio, a misura delle loro paure e delle loro necessità di controllo sociale e politico (per dire quanta spiritualità ci sia, dentro quel nero ordine: zero!) e non concedono, a noi miscredenti, nemmeno la libertà di andarcene alla nostra maniera. Che non è la loro.

Non trovo le parole per dire quanto irrispettoso, anzi quanto violento sia questo necrologio non richiesto. Di tutto hanno bisogno, le nostre anime incerte, tranne che di farsi raccomandare al creatore dal senatore Pillon.

“L’anima sceglie il proprio compagno” (Emily Dickinson). Non è lei, senatore Pillon, la compagnia che Vittorio avrebbe scelto. Si taccia, per cortesia, e pensi all’anima sua, che alla nostra provvediamo da soli. Grazie.”

Qui c’è tutto il pensiero utile, e cioè che ognuno ha il diritto a vivere la propria vita senze dover renderne conto agli altri finché, come ben sappiamo, la nostra libertà non lede quella di qualcun altro.

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