Barbara D’Urso, il Salvini della tv

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Barbara D’Urso vestita come la regina di Biancaneve, con un cappotto fucsia e i pennacchi su improbabili spalline che la rendevano inquietante e al contempo ipnotica, ha presentato ieri il Grande Fratello.

Mediaset è riuscita a produrre, in questo modo, l’apoteosi del trash, unendo la trasmissione più squallida del palinsesto, con amorazzi, parolacce e prove di decadenza neuronale al limite dell’incredibile, con la regina dei pomeriggi gossippari. Una miscela esplosiva.

Guardare la D’Urso muoversi in quell’ambiente dà la stessa sensazione, tra il brividoso e l’ipnotico che ci dà vedere uno squalo bianco che punta le otarie al largo della California. Una predatrice fredda e senza pietà, un animale televisivo che agisce esattamente come Salvini, costruendo le sue trasmissioni assecondando totalmente i desideri degli italiani.

Un’accozzaglia di sesso, ammiccamenti, religione, finti moralismi e situazioni borderline.

La D’Urso nel Grande Fratello è lo sbocciare di un fiore malefico nel suo fulgore, come la rafflesia o fiore cadavere, incredibile e gigantesco, ma con un odore che ricorda la puzza di cadavere. La D’Urso nella sua sapiente ipocrisia è la regina dei dannati, la padrona del bordello, la governante del manicomio. Col suo sorriso smagliante che nasconde un ghigno malefico e sornione, sfrutta, maneggia, spupazza i suoi ospiti e i partecipanti, decretando con un ammiccamento al pubblico o con una frase di riprovazione, l’ascesa o il crollo della starlette di turno.

Alla D’Urso devi andare bene, devi esserle simpatico, devi blandirla ma attenzione a non esagerare, se lei subodora eccessivo servilismo può colpirti altrettanto duramente. Quella di Barbara in tutte le sue trasmissioni, che sono ormai innumerevoli, dal momento che ce la vediamo propinata a tutte le ore, è una corte di Versailles e lei è l’imperatrice, difficile trovare un paragone più calzante.

Orde di giullari, giovinetti rampanti, questuanti e vecchie glorie, nani e ballerine ruotano intorno alla compiacente conduttrice che dispensa favori, sorrisi o rimproveri. Uno spettacolo indecoroso e triste se ne leggiamo la trama nascosta, che parla di clientelismi, di opportunismi e d’interessi.

Mi sono bastati quei venti minuti, di vuoto, d’incredibile assurda ignoranza, di luoghi comuni e d’integralismo italico (mamma, chiesa, famiglia, sesso) per abdicare. Proprio non ce la faccio e piango, piango sull’altare di un’umanità decerebrata, vuota e utile a nulla se non a se stessa, che rincitrullisce orde di telespettatori che amano l’imperatrice, adorano il suo volto luminoso come un faretto da 2500 watt scambiandolo per la Madonna Salviniana.

Perché nel trogolo della D’Urso ci sono appunto quegli stessi valori salviniani che permettono all’Italia di crogiolarsi nelle sue eterne illusioni, dettate da decenni di televisione spazzatura e ora coadiuvata dalla cavalleria dei social.

Salvini e la D’Urso proseguono la devastazione neuronale-mediatica di Berlusconi, che ha reso l’Italia uno dei Paesi più vulnerabile e intellettualmente poveri d’Europa. Lo dimostra il voto degli italiani all’estero, che ribaltano letteralmente il voto della madrepatria, perché osservatori esterni e fruitori di altre realtà di paragone. In Europa il PD va al 32% e la Lega scende vertiginosamente al 18%. In Svezia addirittura il PD sbanca col 45% di consensi.

La splendida Italia, uno dei Paesi più belli ed eclettici del mondo, si ritrova a osservare il suo tessuto sociale disgregato, sfilacciato e mezzo divorato dalle tarme. Ripararlo sarà un lavoro di pazienza certosina. L’alternativa è il macero.

E sopra la montagna di rifiuti lei, Barbara. Luminosa, pettoruta, sfolgorante come un bengala, che danza sulle macerie gridando al suo pubblico: “con il cuoreeeeee!”

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