Casapound nega, ma è colpevole

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Abbiamo parlato ieri di Torre Bruciata, e dei tafferugli contro i Rom fomentati dai membri di Casapound (leggi qui). Negli occhi di tutti noi, quelli terrorizzati della bambina in braccio alla madre. Nelle orecchie le urla e gli insulti. (vedi qui il video)

Un personaggio su tutti si erge in cima a questa catasta di eroi, quello che ha pronunciato le famose parole che, grazie all’onnipresente telefonino, lo inchiodano alle sue responsabilità.

Questa è l’arma a doppio taglio della tecnologia digitale. Puoi filmare tutto, e in breve tutti sanno. E tu non ci fai una bella figura, anche perché quelli di Casapound non amano farsi pubblicità negativa. Sono razzisti e xenofobi ma ci tengono a mantenere l’immagine di una forza sì estrema, ma giusta. Cosa difficile, soprattutto se si cerca di mettere le briglie a certa gentaglia che trova in Casapound la sua tana ideale.

Daniele, questo è il suo nome dell’attivista, è uno di questi. Ecco perché, probabilmente cazziato dai capi, ha immediatamente girato un video di quasi-scuse dove ci tiene a dire che lui non è membro di Casapound, che “ti stupro” non lo ha detto (peraltro appena dopo il caso di Viterbo col doppio stupro a opera di due membri dello stesso movimento (leggi qui). E che insomma, la situazione (creata da loro) era concitata e a lui gli è scappata qualche parolaccia. Ma vediamo che cosa ha detto Daniele:

“(…) Inizio questo video col dire che quello che è successo ieri, quello che mi hanno attribuito ieri di aver detto alla signora Rom, cioè io gli avrei detto come tutti i giornali dicono, e come tutte le riviste dicono, “ti stupro”. Io non l’ho mai detta “ti stupro”. Io, anzi, le ho detto tante altre brutte parole che io mi scuso con questa signora per averle dette queste brutte parole, però il momento era quello che era.

Nel senso, era un momento concitato, un momento dove non si ragionava tanto bene. Pure un altro appunto molto importante: io non faccio parte di Casapound, io non appartengo a nessun movimento di Casapound, non sono iscritto con Casapound, io stavo là da semplice cittadino. Sono una persona che si accosta a determinate cose, stavo la semplicemente così. Ho preso modo a determinate iniziative con loro, però oltre a questo niente. Io non sono un militante di Casapound, questo volevo dire.” (Vedi qui il video)

Allora, se sei un imbecille, come peraltro i due stupratori di Viterbo che avevano lasciato i video della violenza sul telefonino, non hai scampo. Se in più hai tatuato sulla fronte il tuo nome e una croce sull’altra tempia, è difficile che passi inosservato. Ecco perché ai giornalisti ci è voluto un soffio per recuperare tue foto con la giacca di Casapound alle bancarelle di Casapound o a comizi di Casapound o alle manifestazioni di Casapound. Diciamo che se abbai, pisci contro gli alberi, puzzi di cane bagnato quando piove e riporti gli ossi quando te li tirano, probabilmente sei un cane.

Tu “…ti stupro” non l’avresti detto. Cacchio Daniele, c’è il video, con te che gridi, con l’audio. Abbi la decenza di tacere, mantenendo, se non una parvenza di intelligenza, almeno la dignità.

Detto questo è inutile che Casapound cerchi sempre di negare: metodi, atteggiamenti, retorica del movimento sono chiarissimi. E dare corda a questa gente, come fa Salvini, è giocare col fuoco. Soprattutto se pensiamo al livello cerebrale di questi personaggi, sia i due viterbesi che questo romano, vittime di se stessi e della propria stupidità. A guidarli i cervelli fini, quelli furbi, quelli che si dicono contrari al fascismo ma poi editano i propri libri con la casa editrice di Casapound (leggi qui).

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