Fuori i fascisti dal Salone

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Sarà l’ennesimo Salone del Libro delle polemiche. Dopo il braccio di ferro con Milano che già da qualche anno si è fatta avanti con una proposta alternativa e concorrenziale per rubare da sotto al naso il primato a Torino, ora, la battaglia, dal contenitore s’è spostata sui contenuti e su di un libro e il suo editore in particolare. Infatti alla kermesse libraria torinese parteciperà anche la casa editrice Altaforte con una vera e propria perla. Un libro intervista a Matteo Salvini.

Quando abbia trovato del tempo da dedicare a un libro è davvero un mistero, vista la fitta agenda d’impegni del Ministro degli Interni che, alla carta stampata, da buon prezzemolino ha sempre preferito le ospitate televisive. “Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio” esce per l’editore Francesco Polacchi, un pregiudicato, pappa e ciccia con Casapound. Una presenza indesiderata che ha scatenato le ire di molti intellettuali. E non pochi sono coloro che, proprio per questa ragione, hanno decisi di disertare o annullare la loro presenza al Salone.

Il collettivo di scrittori Wu Ming ha fatto sapere che non sarà “mai gomito a gomito con i neofascisti: Altaforte è di fatto la casa editrice di Casapound“. A condividere appieno le motivazioni di Wu Ming è il saggista Carlo Ginzburg che, pure lui, rinuncerà al Salone. Il primo ad annunciarlo era stato lo scrittore Christian Raimo seguito dal presidente dell’Associazione partigiani ANPI Carla Nespolo, la casa editrice People e – non ultimo – anche Zerocalcare.

“In effetti ho annullato tutti i miei impegni al Salone del libro di Torino – scrive in un suo post su facebook il fumettista di Rebibbia – sono pure molto dispiaciuto, ma mi è davvero impossibile pensare di rimanere 3 giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale”.

In tutta questa faccenda, a gettare ulteriore benzina sull’incendio in corso, è Francesco Polacchi che tra i libri più recenti finora pubblicati dalla sua casa editrice può vantare “Il cinema tedesco del Terzo Reich – Da Weimar agli anni di Goebbels”, “La dottrina del fascismo” di Benito Mussolini e Giovanni Gentile e ancora “Ho difeso Licio Gelli” libro firmato dall’avvocato del fondatore della P2. Il camerata Polacchi che non si vergogna di dirsi fascista. Al punto d’aver dichiarato in una recente intervista alla radio, a proposito del clima politico che si respira in Italia, che “l’antifascismo è il vero male di questo Paese”. In pratica il bue che dice cornuto all’asino.

Così, per restituire senso ai gesti e alle parole, possono forse tornare utili quelle di un convinto antifascista come Giaime Pintor che visse in prima persone il periodo fascista e la seconda guerra mondiale. “Non c’è possibilità di salvezza nella neutralità e nell’isolamento – scriveva Pintor di un’Italia che, per certi versi, non è dissimile da quella attuale – Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale. Soltanto la guerra ha risolto la situazione, travolgendo certi ostacoli, sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile. Le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori, purché i poeti e i pittori sappiano quale deve essere la loro parte.” Ecco. Allora fuori i fascisti dal Salone.

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