Harriet che doveva andare sui 20 $

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Lo sappiamo tutti, il 14 giugno, ci sarà lo sciopero delle donne. A chi pensa che non sia necessario, che sia esagerato, che in fondo certe cose sono ormai acquisite dobbiamo raccontare una storia. La storia della schiava Harriet.

Una storia che non è di casa nostra, ma riguarda la Great America di Trump, quel Paese che si divide tra le leggi ecologiste e progressiste della California, e l’oscurantismo dell’Alabama, che ha recentemente inasprito le leggi contro l’aborto.

Un Paese pieno di contraddizioni, che sembra da un lato inneggiare alla donna, lo percepiamo con deputate democratiche come Alexandria Ocasio Cortez o Ilhan Omar e lo abbiamo visto alle gremitissime manifestazioni MeToo.

Poi ci troviamo di fronte alla nuova banconota da 20 dollari, che avrebbe dovuto raffigurare una donna, una donna speciale, Harriet Tubman, un’afroamericana ex schiava e fervente abolizionista.

Harriet avrebbe dovuto sostituire il presidente Jefferson, o almeno queste erano le intenzioni dell’amministrazione Obama. Ma Trump è un meschino, lo sappiamo tutti. Una donna nera, abolizionista, sui suoi dollari? Non esiste, amico. E allora ci ritroviamo basiti alle dichiarazioni del segretario del Tesoro, Steve Mnuchin, che decreta la sospensione dell’operazione. Tutto rimane bloccato su richiesta dell’infausto presidente USA, che renderà di certo felice il Midwest razzista e misogino.

Già in passato Trump aveva esternato la sua contrarietà all’operazione, come abbia potuto motivarla e se lo ha fatto, rimane un mistero. La proposta, venuta dall’organizzazione “Women on $20s” mirava ad avere una donna celebre su una delle banconote USA, che non hanno mai raffigurato volti femminili.

I 20 dollari non erano casuali, infatti nel 2020 cade il centesimo anniversario del voto femminile negli USA.

Ora tutto è immobile, di quell’immobilità retrograda che sta facendo fare, sotto la presidenza Trump, anche dei vistosi passi indietro al Paese.

Ed è per questo che parlare di donne è importante, perché le conquiste che diamo per acquisite spesso possono vaporizzarsi in un attimo. E se pensiamo che siamo qui a discutere del diritto di una donna abolizionista, che aiutò numerosissimi schiavi a fuggire dal Sud, che ha spostato l’asticella dei diritti civili sensibilmente avanti, se pensiamo che lo facciamo dopo più di un secolo e mezzo, beh, questi diritti sono sempre in pericolo.

I diritti alla parità, al riconoscimento, alla dignità, sono un tesoro per tutti, non solo per le donne. Dobbiamo in fondo ringraziare quelli come Trump, che per noi sono un pungolo, un memento, che non ci lasciano sedere sugli allori. Perché quella dei diritti è una battaglia continua ed eterna, e chi si illude che oggi sia tutto a posto è un ingenuo.

Noi salutiamo Harriet e tutte quelle come lei, ma anche le donne normali, perché sono la maggioranza. Noi non siamo tutti eroi ma persone comuni, persone che lavorano e che lottano per i propri diritti e quelli degli altri. Per noi le donne come Harriet possono stare tranquille, hanno un posto molto più prestigioso che su un biglietto da 20 dollari, ce l’hanno nelle nostre anime.

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