Il peggior cantiere del secolo

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Il ministero pubblico rincara la dose. Possibili altri atti istruttori, in merito al cantiere del Ceneri, uno dei peggiori casi rilevati, in seguito a una denuncia di UNIA, in Ticino. Un caso che amareggia per una serie di incredibili violazioni.

Se non è il peggiore cantiere del secolo, è uno dei casi più vergognosi e tristi scoperti in Ticino, reso ancora più grave dal carattere pubblico dell’opera.

Salari taglieggiati, orari di lavoro allucinanti e norme di sicurezza non rispettate che peraltro mettono anche in pericolo la vita degli operai, buste paga falsificate e, su tutto questo, l’ombra pesante delle minacce che hanno reso così difficile la scoperta di questo caso, visto che gli operai spaventati non volevano parlare. Leggiamo un chiaro resoconto, in un’intervista sulla pagina di UNIA a Igor Cima:

“(…)Si tratta dei lavori per La Tecnica ferroviaria della galleria di base del Monte ceneri, ( 32 Km di binari) un cantiere pubblico finanziato con soldi pubblici: la ditta responsabile dell’appalto, è la Generali costruzioni ferroviarie di Roma (GCF), che ha distaccato in Ticino per circa un anno, tra metà 2017 fine estate 2018 un centinaio di lavoratori. Lavoratori italiani e albanesi che per leggi svizzere, avrebbero dovuto essere pagati nel rispetto del contratto collettivo svizzero per la costruzione dei binari. La GCF avrebbe dovuto pertanto pagare ai lavoratori i salari svizzeri con tutte le varie indennità. Ma non è stato il caso!

Ma qui comincia il macello in stile malavitoso, dove i soldi sono solo uno dei fattori che rendono questo cantiere un abominio dal punto di vista degli abusi. Igor Cima ci racconta di buste paga contraffatte, di giornaliere false, di trattenute sulle buste dei lavoratori fatte per compensare la differenza di salario con l’Italia, ci parla anche di caporalato, con i lavoratori Albanesi costretti mensilmente a versare buona parte del salario a dei mezzani. Parla di turni di lavoro da 16 a 20 ore, una cosa vergognosa oltre che pericolosissima, tutti sappiamo in che stato è un uomo dopo 20 ore di lavoro edile in galleria e quanto sia facile l’errore umano che metta in pericolo la sua e l’altrui vita.
Parla anche di operai a guida dei treni senza patente, e ci rendiamo conto che se non si è pagato un tributo in vite umane, con queste condizioni, è praticamente un miracolo.

Cima è arrabbiato, come lo siamo noi, ci dice che le leggi vanno cambiate subito, e che queste schifezze, questo sfruttamento della manodopera e questo calpestamento della dignità dei lavoratori, devono avere fine. Ci racconta di come sia difficile creare un rapporto di fiducia con operai spaventati, addirittura terrorizzati, al punto che rompere l’omertà è stato difficilissimo. Ma ci siamo riusciti! Alla fine i lavoratori, coraggiosissimi , hanno testimoniato, Ma Cima dice che era sufficiente digitare il nome della ditta Generali, a cui è stato sconsideratamente dato l’appalto, per trovare subito dei casi analoghi in Danimarca, dove la stessa Generali era stata costretta a sottoscrivere accordi di risarcimenti per i lavoratori con i sindacati per oltre due milioni di franchi. 
La corsa al prezzo più basso, evidentemente mette le fette di salame sugli occhi agli appaltatori, che inseguendo anche loro la logica assurda del solo risparmio, permettono a ditte del genere di operare. Una nota dolente che fa capire di che gente parliamo, riguarda il famoso accordo Danese, che era riservato ai risarcimenti del centinaio di operai coinvolti. Sappiate che la paura era talmente tanta, che dei 100 lavoratori, solo 8 hanno ritirato i soldi che a loro erano dovuti.

(…)

Per garantire controlli efficienti sui posti di lavoro bisogna integrare maggiormente il sindacato, riconoscendogli il diritto all’accesso sui posti di lavoro; perché il sindacato riesce a creare dei legami di fiducia con i lavoratori che anche il più bravo ispettore del lavoro non riesce a fare in un ora di colloquio. UNIA ci ha messo 7 o 8 mesi a guadagnarsi la fiducia dei lavoratori, che erano peraltro sempre controllati e seguiti in modo da non essere quasi mai lasciati soli coi sindacalisti.

Oggi deve essere fatta giustizia, oltre alla truffa, la vita della gente è stata messa in pericolo. I metodi usati erano quelli che non sfigurerebbero in una grande organizzazione criminale dal meccanismo ben oliato. 
Non è un caso isolato purtroppo, il mondo del lavoro in Ticino degli ultimi anni va sempre più in questa direzione; i sindacalisti passano sempre più tempo ad accompagnare lavoratori a testimoniare presso la Procura, e questo non è normale. (…)”

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