In via d’estinzione

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Negare che le attività antropiche siano quantomeno corresponsabili del riscaldamento climatico è come negare l’Olocausto: le prove, per entrambi, sono talmente schiaccianti e agghiaccianti che non dovrebbero dar adito a dubbi, nemmeno tra i più ottusi e poco informati.

Eppure lo scettiscismo sul riscaldamento globale è dilagante. Molti preferiscono ignorare i campanelli d’allarme che da alcuni decenni a questa parte si fanno sempre più numerosi e insistenti, a cominciare dal monito del Club di Roma, nel 1972, con la pubblicazione del rapporto I limiti dello sviluppo, sino ai più recenti rapporti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che dal 1990 ad oggi analizza e riassume periodicamente l’eccellenza della ricerca scientifica riguardante i cambiamenti climatici – osservati e pronosticati – fornendo indicazioni sui rischi ch’essi comportano e sul come mitigarli. Il quinto rapporto dell’IPCC – suddiviso in tre parti pubblicate tra il 2013 e il 2014 – è costituito da 4’852 pagine redatte da centinaia tra i maggiori scienziati ed esperti di clima al mondo. Ma per capire che stiamo tirando troppo la corda non è di certo necessario sorbirsi le migliaia di pagine pubblicate dall’IPCC o da altri autorevoli enti. Basta seguire l’attualità – e il buonsenso – per rendersene conto. Ad esempio, i media hanno riportato le scoperte di recentissimi studi (pubblicati su Nature e The Cryosphere) da cui si evince che, a livello globale, nel periodo 1961-2016 i ghiacciai hanno perso 9’000 miliardi di tonnellate di ghiaccio e che i 4’000 ghiacciai europei potrebbero sparire quasi completamente entro il 2100. Il che non sorprende poi così tanto se pensiamo che l’estensione dei ghiacciai alpini si è già ridotta del 60% nel corso dell’ultimo secolo.

Se le temperature dovessero continuare ad aumentare – e lo faranno anche di 7 °C entro la fine del secolo se dovessimo continuare imperterriti col modello business-as-usual – è inevitabile che di pari passo aumenterà la fusione dei ghiacci. E non è una bella cosa. In caso di completa fusione, la calotta glaciale groenlandese può far salire i livelli oceanici di 7 metri; l’Antartide, da solo, ha un potenziale di 60 metri. E proprio da quest’ultimo si è staccato, nell’estate 2017, un iceberg grande due volte il Canton Ticino. Se non dovessimo riuscire a bloccare la fusione di questi ghiacci ancestrali le centinaia di milioni di persone che abitano le coste dovranno emigrare. Per quantificare, le Nazioni Unite prevedono che entro il 2050 vi saranno 200 milioni di migranti climatici. In realtà, già oggi l’innalzamento degli oceani minaccia le prime comunità, anche se si tratta perlopiù di qualche atollo e arcipelago sparso nel Pacifico (e.g. Tuvalu, Carteret e Kiribati) le cui sorti – vacanzieri a parte – non interessano un’emerita cippa a nessuno. In futuro, con un innalzamento dei livelli oceanici di 67 metri (dovuto alla totale fusione dei ghiacci groenlandesi e antartici) voglio proprio vedere che fine faranno città come Miami, Shangai o Napoli.

E pensare che tutto ha avuto inizio con la scoperta della macchina a vapore nella seconda metà del Settecento. Sino a quel momento per la natura eravamo dei granelli di sabbia: solleticavamo. Poi abbiamo iniziato a pungolarla, sempre più forte. Oggi la stiamo trivellando. Ma non preoccupiamoci per lei, perché se non dovessimo abbandonare in tempo il paradigma della crescita infinita ci penseranno quei principi biofisici e termodinamici che reggono il funzionamento dell’Universo da oltre 13 miliardi di anni a ristabilire l’ordine naturale delle cose. E non ci saranno più negoziati né negazionisti che tengano. Ora è ufficiale: siamo una specie in via d’estinzione.

Citazioni

«Le emissioni antropiche di gas a effetto serra […] sono attualmente più elevate che mai, ciò che ha generato delle concentrazioni atmosferiche di diossido di carbonio [CO2], di metano e di ossido nitroso senza precedenti da almeno 800’000 anni»

(IPCC, 2014)

«Più le attività umane perturbano il clima, più i rischi di conseguenze gravi, generalizzate e irreversibili […] sono elevati» (IPCC, 2014)

«Il tempo sta scadendo, le leggi fisiche non attendono gli indugi umani»

(Luca Mercalli, 2013)

«La termodinamica non attende i negoziati umani, semplicemente procede per la sua strada gravida di conseguenze irreversibili» (Luca Mercalli, 2016)

«Ci nutriamo di cibi di cui non abbiamo bisogno, acquistiamo beni di cui non abbiamo bisogno, prendiamo farmaci di cui spesso non abbiamo bisogno […] Chi è felice non consuma»

(Franco Berrino, 2019)

«Siamo la prima generazione a sentire l’effetto del cambiamento climatico e l’ultima generazione che può fare qualcosa al riguardo»

(Barack Obama, 2014)

«I cambiamenti climatici galoppano e il tempo per agire sta scadendo»

(Luca Mercalli, 2017)

«Gli squilibri ambientali sono fondati su ingiustizie»

(Piero Bevilacqua, 2016)

«L’economia del riciclo è la più antica economia della storia umana»

(Piero Bevilacqua, 2016)

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