Iran. Aprile-Maggio 2019

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Sono da poco tornato da un viaggio di cinque settimane in Iran. Normalmente prima di pubblicare foto dei miei progetti, preferisco lasciarle “riposare” e guardarle con calma qualche settimana dopo il mio rientro. In questo caso viste le attuali minacce di guerra al Paese, faccio un’eccezione condividendo una breve riflessione, aiutandomi con un’immagine di un incontro recentissimo.

Nella foto Ali e Fatima, una giovane coppia, lei è incinta, abitano in un villaggio oasi nel deserto. Da sfondo un cielo da ovest, scuro e minaccioso, che a meno di un cambio del vento, si potrebbe presto abbattere su di loro.  
Vivono una vita semplice, hanno poche cose ma il cibo e la famiglia con cui crescere non mancano mai. Coltivano il grano, raccolgono datteri e fiori d’arancio. Abitano in un Paese ricco di petrolio anche se l’unico che intravedono è quello che fa nitrire le motorette dei ragazzi della zona. 
I loro sguardi mi sembrano sospesi, non capisco se guardano me (e ora te che hai la pazienza di leggermi e osservare quest’immagine) o il terreno appena seminato.

Forse sembreranno frasi fatte o affermazioni facili, ma credo valga comunque la pena ricordare, che sono sempre persone come loro, le prime a pagare le conseguenze delle follie di chi governa indegnamente le grandi potenze (scialacquamento degli accordi sul nucleare e sanzioni decise dall’amministrazione Trump in primis). Persone che vorrebbero vivere in pace, come noi, come tutti. Donne e uomini che lavorano la terra ma che mai hanno voce sulle sorti di essa.

Ho avuto la fortuna di viaggiare in tanti Paesi, ma forse mai come in Iran, mi sono ritrovato così benvenuto e calorosamente accolto. Ho seguito, interagito e sono stato ospitato in case di persone di tutte le estrazioni sociali. Mai mi sono sentito in pericolo, nè fregato nè minacciato.

L’Iran è davvero pieno di gente cordiale, curiosa e aperta a conoscere il diverso. Un Paese che si, ha un regime bigotto e testardo, ma che è anche pienissimo di giovani intraprendenti, creativi e talentosi.

Un Paese che spero possa continuare il suo corso, operare i cambi necessari alla conquista di una maggior emancipazione, che potrà avvenire solo da dentro e attraverso la presa di coscienza e azione delle proprie genti. Non sarà certo un tizio con i capelli gialli che svolazzano a portargli il vento della libertà.

Alfio Tommasini

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