La Spagna e il bello della sinistra

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C’è chi con bello ha definito quel Pedro Sanchez, dallo sguardo magnetico e il sorriso rassicurante, che ha condotto alla vittoria i socialisti in Spagna. Quarantasette anni, moro, alto un metro e novanta, è un leader sul quale fino a poco tempo fa nessuno più avrebbe scommesso e che invece è la grande sorpresa di queste elezioni. O quantomeno una delle sorprese.

Sì, perché la vera bella sorpresa è che la sinistra, una certa idea di società e un bisogno mai sopito, anche in tempi di sovranismi, di diritti e di equità sociale hanno avuto ancora una volta la forza di smuovere il cuore di chi, nei valori democratici, non ha smesso di crederci. Ecco perché l’affluenza alle urne è stata da record, ben oltre il 75%, ed è coincisa con una sostanziale riscossa di una forza, data ormai per moribonda, che oggi invece si pone come una valida alternativa ai venti gelidi che soffiano in molti paesi europei.

Quello socialista è il primo partito, ma senza una maggioranza necessaria per governare. E nel Parlamento iberico entra con un buon 10% l’estrema destra di Vox. Certo non è stato un trionfo, quello della sinistra, eppure erano undici anni che in Spagna i socialisti non vincevano le elezioni. Basta questo per poter affermare che a Madrid qualcosa è cambiato. Un segnale inequivocabile di come il bisogno di un’alternativa, anche nel resto d’Europa sia reale.

E, a poco meno di un mese dalle elezioni europee, più di un Macron, con quella sua aria da professorino e certi scivoloni inanellati sul suo percorso di governo che poco hanno del progressista, ecco che Sanchez sembra invece presentarsi come una concreta e credibile alternativa politica per una sinistra in cerca di se stessa.

Nato a Madrid il 29 febbraio del 1972 (il giorno che si aggiunge ogni quattro anni all’anno bisestile), laurea in Economia e Commercio, master in politica economica europea e in pubblica amministrazione, non è di certo uno sprovveduto e neppure un politico alle prime armi. Già portavoce all’Europarlamento e capogabinetto dell’alto rappresentante Onu, è stato eletto deputato la prima volta nel 2009.

Strenuo difensore della laicità dello stato, Sanchez non ha mai nascosto di essere ateo in una Spagna che, a differenza di altri paesi, non deve accontentarsi di leader pasticcioni sprovvisti perfino di quelle minime credenziali necessarie per poter sperare che nel prossimo futuro ci sia davvero qualcosa di buono di cui potersi rallegrare, andando al di là di certa mera propaganda.

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