Lambrenedetto, lo zio Tom del Comasco

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Lambrenedetto viene definito uno youtuber.  Oddio, diciamo che è uno che imperversa nella rete e lo fa talmente da squinternato che è diventato la caricatura di se stesso. Ha ottenuto così il suo successo da macchietta.

In realtà lo youtuber comasco è un meraviglioso lacché dei ticinesi, uno zio Tom lombardo, sempre disposto a lodare le meraviglie della terra rossoblù in contrapposizione alla sua, che viene trattata come la figlia della serva.

Lambrendetto XVI, al secolo Lorenzo Lambrughi, abitante di Olginate nel Lecchese, è uno di quelli che ogni mattina si alza, maledicendo la Madonna del Sasso perché è nato al di là della ramina. Ha del miracoloso che qualche suo conterraneo non lo abbia ancora gonfiato di botte, anche perché non ci va mica giù leggero con l’Italia. Anzi, non passa video in cui non schifi la terra natia per incensare il Ticino. In una recente intervista  a Ticinolibero, il Lambrughi si scaglia contro la sua polizia, e lo fa in seguito a un servizio delle iene in cui si fa notare quanti automobilisti ticinesi non paghino le multe in Italia. Tutte cazzate per Lambrughi:

“…posso garantire che dai modelli di auto che vengono postate, di cui conosco anche alcuni proprietari perché il Ticino in fondo è due metri quadrati, appartengono a svizzeri non autoctoni.”

Nella Lambrendetto Theory, gli svizzeri pagano sempre, a violare il codice stradale italiano sono solo naturalizzati o stranieri, specificatamente terroni. Lambrenedetto difende anche i tedeschi dalla barbarie meridionale:

“…Non pagare le multe in Italia è una prassi di molti stranieri che abitano in Svizzera, ma soprattutto di tanti italiani che vivono in Germania. (…) Non c’è un accordo per l’invio delle multe fra Italia e Germania, dunque molti meridionali che abitano là hanno capito l’antifona e non pagano al momento, sapendo che non arriverà nulla e se prendono una multa non la pagano.”

Solo i meridionali, ovvio, i lecchesi e i lombardi in genere pagano sempre tutto, lo dice Lambrenedetto l’influencer. E insiste :

“…Per quanto riguarda il Ticino, la maggior parte di quelli che trasgrediscono non sono svizzeri. Come sempre, la tv italiana non fa informazione corretta, se lo fosse dovrebbero dire che non sono i tedeschi a non pagare l’autostrada, bensì i meridionali che si sono trasferiti lì e tornano al paese.”

Lambrughi, impazzisce quasi quando nell’intervista di Ticinolibero si fa l’ipotesi che i ticinesi si comportino bene a casa loro e un po’ meno appena superata la frontiera.

“Questa è una grandissima c—–a! Non è che un ticinese rispetta la regole in patria, dalla spazzatura alle multe, poi quando passa la frontiera si trasforma in un animale. Se lo sei, lo sei ovunque. In Lombardia abbiamo delle situazioni di spazzatura a fianco delle strade (su cui ha fatto molti video, ndr), e ti garantisco che di Brambilla o Gilardi o autoctoni in genere che gettano i rifiuti non ce n’è neanche mezzo.”

Tutti Locascio ed Esposito, ce lo garantisce lui, perché glielo ha detto la sua fruttivendola o il collega Lafranconi. Queste sono certezze, i Brambilla non sporcano, lo sanno anche i terroni, che sono appena un gradino sopra gli oranghi nella scala evolutiva.

Lambrughi in realtà è la quintessenza del leghismo e del razzismo. Col tempo arriverà probabilmente ad odiare anche se stesso come il povero Nino Manfredi nel film “Pane e cioccolata”, dove per integrarsi, da immigrato meridionale in Svizzera si tinge di biondo e finge di tifare Germania in una partita al bar fino al crollo emotivo alla rete di Rivera. In quel momento Manfredi ritrova la dignità, strilla gol e grida a tutti, “So italiano, embé? Nun ve sta bene!?” per poi guardarsi nel riflesso, toccarsi il ciuffo biondo e rompersi la testa nello specchio per la vergogna.

C’è una splendida catarsi e un orgoglio dignitoso in quello sfogo calcistico. Una dignità che lo zio Tom Lambrenedetto XVI può solo sognarsi.

Guardatevi lo spezzone, lo allego nel link qui sotto, ne vale la pena, per ricordare a ognuno di noi che una bella terra e un bel paese ce li costruiamo noi sotto il culo. E che il cuore, quello sì, lo lasciamo sempre a casa nostra.

Link al film

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