Le bufale che cambiano la storia

Di

Garantiamo che non è nepotismo. Se con Gas abbiamo citato più volte articoli di Lorenzo Erroi de La Regione Ticino, non è per amicizia o per reconditi complotti, ma semplicemente perché scrive cose intelligenti e condivisibili.

Nel frattempo, mi permetto di citare uno dei suoi ultimi pezzi, a titolo : “ Me l’ha detto mio cugino’: bufale, social e politica”. Erroi parla delle bufale, da quelle recenti a quelle più persistenti, e lo fa con quel piglio che ci piace, tra il sarcastico e il frizzantino, con una bella dose di seria documentazione.

Le carte di credito di Soros ai migranti, i passeggeri dell’Aquarius che buttano nella spazzatura gli abiti della Croce Rossa, quelli che “dopo alcune ricerche su internet” insistono sulla tesi del rogo di matrice islamica a Notre-Dame. Il tutto nel consueto birignao del non-ce-lo-dicono, maledetti giornalisti. In un tempo non lontano, quando a internet ci si collegava con modem lenti e rumorosi – “quando le radio funzionavano a valvole e i bambini eravamo noi”, canterebbe De Gregori – cialtronate del genere avrebbero raggiunto pochi mattacchioni con la stagnola in testa. Ora possono rintronare rapidamente un numero impressionante di persone. Alcune testate ci vivono (ho preso gli esempi sopra da certi siti ticinesi). C’è perfino chi ci diventa presidente della Rai. Perché?”

Già, perché legioni di babbei, diciamo questo nome senza paura, si fanno intortare da teorie del complotto che a tanti altri lasciano un sorriso sghembo sulla faccia e quel pensiero persistente: “ma davvero c’è chi ci crede?”. Beh sì, c’è sempre chi ci crede, e la legione dei creduloni si infoltisce come gli eserciti di uruk hai di Mordor, una marea nera guidata da uno sparuto pugno di neuroni.

Siamo d’accordo con Erroi, prima colpa è quella di “giornalisti” ed editori, il cui scopo non è più dare una notizia ma aumentare il numero di click che si traducono, tramite la pubblicità, in denaro sonante. Per cui a chi frega se la notizia è vera? Attira la gente come i moscerini con l’ultravioletto? Ottimo.

Questi editori non sarebbero però nulla senza i social, prosegue Erroi  nel suo articolo:

“(…) la responsabilità di Google, Facebook & Co. è enorme; non tanto perché bypassano gli organi di informazione ‘tradizionali’, quanto perché il canale che creano fra generatori di contenuti e lettori/spettatori non è affatto neutrale. Fornendo i nostri dati personali agli inserzionisti – è così che fanno i soldi, si sa – permettono loro di raggiungerci sempre col messaggio perfetto: e spesso il messaggio perfetto è quello che vellica i nostri pregiudizi. Nessuno prima era mai stato in grado di influenzare così tanto la nostra condotta, in quanto consumatori e in quanto elettori. La merce siamo noi, si dice sempre. Ma è anche peggio: siamo creta, che i più svelti hanno dimostrato di saper manipolare a loro piacimento.”

A pagare lo scotto di questo modo di “informare” sono purtroppo coloro che si ostinano a comportarsi in maniera corretta:

Così, chiusi nella ‘bolla’ di un algoritmo che ci racconta solo quel che ci va di sentire, siamo esposti a campagne di disinformazione di origini spesso oscure. Il caso Russiagate e la Brexit sono lì a dimostrarlo (…) È una situazione asimmetrica, nella quale chi voglia fare politica o informazione in modo leale si trova svantaggiato rispetto a Trump, a Salvini o ai populisti di casa nostra, che seguono la regola “la sparo grossa, faccio rumore e mentre mi smentiscono passo alla prossima”.

E arriviamo alla frase principe, all’assunto tanto stupido quanto reale, un riassunto che spiega come agisce questo sistema, che è:

“…la rivincita sociale di quelli che un tempo venivano derisi perché da ragazzini corroboravano le loro enormità con la prova regina del ‘me l’ha detto mio cugino’. Internet è ‘mio cugino’”. 

Erroi è gentile quando dice che un po’ di colpa ce l’hanno anche i lettori. Noi lettori ne abbiamo tanta, perché spesso, per pigrizia fretta o faciloneria, condividiamo idee leggendo solo titoli o didascalie e veicolando solo ciò che rientra nella nostra visione della vita. Ecco perché alla fine, e siamo d’accordo, sui social è necessario un maggiore controllo etico, non una censura, ma un oscuramento di tutto ciò che è venduto come reale, sapendo benissimo che è una bufala fatta solo per distorcere la verità, un compito arduo ma necessario:

“Intanto è positivo che si inizi a circoscrivere il campo d’azione di Google e dei social, spingendoli a cambiare condotta: è dell’altro giorno l’ultima soppressione di profili sospetti da parte di Twitter, che dall’anno scorso ne ha chiusi decine di milioni. E che cittadini e legislatori comincino, sia pure timidamente, ad arginare il nascente “capitalismo della sorveglianza” (il titolo di un ottimo saggio di Shoshana Zuboff). Tanto che perfino Facebook, questa settimana, ha promesso: “Il futuro è privato”. Vatti a fidare; ma è da lì che passa anche il futuro di un’informazione meno distorta. E di una politica meno sbilenca.”

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!