L’hard vince sempre

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A una forza dura, devi opporre una forza dura. Un assunto talmente ovvio da essere lapalissiano. Finché la sinistra non diventerà più decisa, schietta e anche aggressiva, non si uscirà dal pantano dei sovranismi. Perché a parità di azione, il sovranismo è un vaso vuoto di contenuti.

“Quando la sinistra prova a fare la sinistra, in una stagione dove spira così forte il vento della destra, magari c’è anche il caso che vinca. (…) io resto convinto del fatto che se per fronteggiare il sovranismo hard gli opponi un sovranismo soft, l’hard vince sempre, gli devi opporre una cosa completamente diversa che ridefinisce il paradigma politico di ciò che vuoi rappresentare. La colpa in questi anni è stata quella di assecondare un ciclo senza rivendicare le proprie radici.”

Così commenta su Repubblica, Massimo Giannini, editorialista di repubblica e direttore di Radio Capital, la vittoria della sinistra spagnola. Cosa ci racconta Giannini? L’ovvio.

Che a una forza dura, devi opporre una forza dura. Lasciando un attimo da parte le Europee, questo è un discorso che ha una logica stringente sempre e ovunque ed è talmente ovvio da sembrare disarmante. E qual è la peggiore colpa della sinistra? No, non è di essere poco a sinistra. Queste sono illlusioni da nostalgici. La colpa è quella di non essere decisa. Presente sempre, aggressiva quando necessita, ironica se serve, pronta a colpire e a fare guerriglia dove non riesce a combattere in campo aperto. Ma deve dare delle direttive precise ai propri seguaci, perché sappiano davvero per che cosa combattono.

Alla base c’è la paura tipica di sbagliare. Nel dubbio la sinistra sta ferma, attende, non si agisce, mascherata dietro al trucco di essere istituzionale, convinta che gli altri partiti la attaccheranno se non si dimostra auorevole, severa e affidabile.

Vi do una notizia incredibile. Gli altri parititi, se la sinistra è pavida e pigra, (perché c’è anche una buona dose di pigrizia e di ignavia in certa sinistra) attaccano lo stesso e trovano truppe demotivate, insicure e prive di direttive certe. E a questo punto, Caporetto* è dietro l’angolo

Parlo di pigrizia perché la vediamo troppo spesso in una sinistra seduta al calduccio nella propria trincea, convinta che l’attacco non ci sarà, o che se ci sarà riuscirà ad assorbire il colpo ben barricata sotto terra. Molto piu faticoso, laborioso e pesante uscire da quella trincea, spronare le truppe e provare un contrattacco che sorprenda l’avversario, che lo metta alle strette, che lo costringa a giocare in difesa.

Uso dei termini militari, a qualcuno danno fastidio? Mi spiace, questa è la politica, una guerra svolta a colpi di retorica invece che a cannonate , con attacchi a sorpresa, geurre di trincea, con eroi e codardi. Solo perché l’umanità, dove può, ha preferito questa soluzione al massacrarsi continuamente. Poi che esistano isole di civiltà in questa guerra è giusto e sacrosanto, ma se l’avversario non fa prigionieri, è assurdo appellarsi alla Convenzione di Ginevra.

La sinistra vince in Spagna, con Sanchez,un leader in parabola ascendente che ha fatto discorsi, che piacciano o no, senza sbavature. Ha dato alla sua gente sogni e voglia di combattere. Ed è a lui che si riferisce Giannini quando parla di sinistra hard. Dove hard vuol dire impegnata, presente, laboriosa, propositiva e fantasiosa.

Perciò la verità è questa, ai fiori contrapponi i fiori, alle cannonate le cannonate. Mettere i fiori nei cannoni non è più un’opzione che la sinistra può permettersi, col famoso vento sovranista di cui ci parlava Giannini.

*Caporetto, attualmente in Slovenia, è sinonimo di sconfitta totale. Una delle battaglie più tragiche della prima guerra mondiale, con una disfatta terribile dell’esercito italiano.

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