Ninni Schulman, dalla Svezia una nuova voce interessante

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Una delle voci più interessanti del «nuovo giallo svedese» è quella di Ninni Schulman. Classe 1972, arriva dal mondo del giornalismo, più precisamente: dalla cronaca nera. E così dopo essersi occupata di tanti casi reali eccola a cimentarsi con la cosiddetta «fiction». E, va subito detto, a costruire storie è bravissima. Perché lo fa «da donna», vale a dire non limitando il genere femminile ai soliti clichés (vittime, prostitute, donne fatali, madri snaturate, ecc… ecc…) ma assegnando alle donne ruoli fondamentali (eroe-antieore-antagonista): dirigenti di polizia, commissarie…

Per i lettori di lingua italiana la Schulman è stata scoperta e tradotta da Sperling & Kupfer (con «La bambina con la neve tra i capelli», del 2010 e «Il ragazzo che ha smesso di piangere» del 2012) ma poi, visto il successo ottenuto, è subito stata subito annessa dalla Marsilio (la casa editrice principe dei gialli svedesi), con le puntate successive delle inchieste di Magdalena Hansson («Rispondi se mi senti», del 2013 e «Il nostro piccolo segreto» del 2015).

Nell’ultimo tradotto, ma ne sono annunciati prossimi due, il titolo dice tanto e fa subito immaginare il tema: «Il nostro piccolo segreto» va dritto ai drammi più frequenti e più nascosti, quelli degli abusi domiciliari. Dolori che si nascondono perché «chissà cosa dice la gente», drammi che si consumano senza limitazioni geografiche (dalla Sicilia alla Svezia, senza esclusione del Ticino…) né sociali (ci sono tra i disoccupati ma anche tra i milionari). Situazioni che l’ipocrisia autoindotta tende a nascondere e che sono difficilissimi da scoprire perché di uomini che odiano le donne è proprio pieno il mondo. E di donne che per amore affrontano autentici inferni idem.

Questo giallo è ottimamente costruito grazie ad un’attenzione maniacale verso la suspence e con un alternarsi di emozioni (tristezza, rabbia, orrore, delusione…) che sul finale dell’indagine scatenano forti dosi di adrenalina. I personaggi sono azzeccati, ovviamente a partire dalla «seriale» Magdalena Hansson (la giornalista). Lo spunto che smuove il tutto è costituito dalla scomparsa di un’assistente sociale particolarmente sensibile e attiva nell’ambito dei maltrattamenti domestici: il marito teme una rappresaglia per via delle tante «cose oscure» che lei sa, la polizia intravede altre piste mentre la Hansson deve fare i conti con altre situazioni private (organizzazioni familiari claudicanti, gelosie ataviche, ripicche che varcano addirittura le soglie scolastiche… ). Di tutto e di più per una piccola comunità che veniva reputata (e dipinta) come una location da «mulino bianco», lontana dalle tentazioni e dai peccati della capitale. E in fondo è questo il segreto profondo del successo del giallo svedese: l’andare a mettere il dito in realtà sempre tenute nascoste. La bomba letteraria è scoppiata quando nella ritenuta ideale Svezia (tutti alti, biondi e con occhi azzurri, con un sistema sociale inappuntabile e con un’organizzazione perfetta) in questo Paese invidiato viene assassinato il premier (Olaf Palme) e tutti si rimane smarriti. Poi si scopre che i giallisti già avevano gridato il loro «re è nudo» e che le tante imperfezioni della società erano già lì, ma nessuno voleva vederle. Comunque Ninni Schulman è interessante e bella da leggere. Il suo successo internazionale (in special modo in Germania) lo sta a dimostrare. Una scrittrice che sarebbe stato bello conoscere a «Tutti i colori del giallo» ma che, all’ultimo minuto, ha dovuto dichiarare forfait a causa di una malattia.

«Il nostro piccolo segreto», 2015, di Ninni Schulman, tr. Alessai Ferrari, ed Marsilio, 2018, pag 378. Euro 18,00.

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