Officine: la fine di un progetto mai nato

Le Officine di Bellinzona avrebbero potuto essere una storia “win-win” e invece sono terminate “as usual”

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La decisione delle Ffs di chiudere lo storico stabilimento industriale di Bellinzona aveva scatenato reazioni positive impensabili sia nella popolazione sia tra la maggior parte dei politici. Credo che per la prima volta nella storia recente del Cantone, fu raccolta una somma non indifferente a sostegno degli scioperanti e lanciata l’iniziativa per la creazione di una polo tecnologico sottoscritta da oltre 15’000 persone. E questa fu, secondo me, l’inizio della fine. L’idea non era male, solo che la creazione di un polo tecnologico è un processo complesso che richiede la presenza di un insieme di strutture e istituzioni (oltre alla produzione, la ricerca e sviluppo, la finanza specialistica e le conoscenze industriali e politiche) che in Ticino semplicemente non ci sono. Tant’è che il tutto è sfociato in quella cosa goffa che è il Centro di competenze sulla mobilità che, credo, ancora oggi occupi solo il direttore.

Secondo il mio modesto parere le Ffs – che un po’ di esperienza ce l’hanno – hanno capito subito che aria tirava e sono rimasti alla finestra aspettando che il vento iniziasse a girare dalla loro parte, il che è successo più o meno quando la politica ha preso in mano le contrattazioni con le Ffs che sono terminate come logica voleva a loro favore:

1: Costruzione del nuovo stabilimento ad Arbedo. Personalmente ho sempre pensato che fosse la soluzione migliore ma non sul sedime scelto che è un vero attentato al buon senso quando dall’altra parte della stazione c’è una vasta e disastrata superficie che si poteva espropriare. Stabilimento naturalmente in linea con i bisogni della società.

2: Cantone e Comune di Bellinzona hanno supportato l’operazione con un bel po’ di milioni permettendo anche alle Ffs di mantenere la proprietà di circa metà della superficie delle vecchie Officine il cui terreno, salvo errore, fu regalato dal patriziato di Daro.

3. Naturalmente il nuovo stabilimento tecnologicamente avanzato richiede una riduzione di circa il 50% della manodopera.

Il vincitore è quindi chiaro: sono le Ffs. E senza la perseveranza del comitato di “Giù le mani dalle Officine” la conclusione avrebbe anche potuto essere ben diversa.

Chi avrebbe dovuto agire diversamente era la politica cantonale. Non è scontato che avrebbe potuto ottenere dei risultati migliori ma perlomeno avrebbe potuto provarci, ad esempio, proponendo uno stabilimento “multitasking” all’interno del quale le Ffs avrebbero avuto un ruolo di primo piano ma dove altre attività industriali legate al settore dei trasporti avrebbero potuto trovare spazio, come le Ferriere Cattaneo, la Stadler Rail, le Ferrovie italiane. I miei sono solo tre possibili esempi, ma sicuramente lo spazio per una soluzione diversa c’era o perlomeno la si poteva valutare. Purtroppo, come dicevo all’inizio non abbiamo la cultura industriale per questi progetti e quindi il tutto è semplicemente andato come prevedibile.

Il fatto che il 65% dei ticinesi abbia bocciato l’iniziativa di oltre 10 anni fa, è semplicemente il frutto della rassegnazione. In fondo la popolazione ha capito che quanto in cantiere era quanto di meglio si poteva ottenere, perché non siamo stati capaci di trovare altre soluzioni..

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