Omofobia: un retaggio culturale da sradicare

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La giornata mondiale contro l’omotransfobia è una ricorrenza di cui faremmo volentieri a meno: perché se nel 2019 abbiamo ancora bisogno di difendere il diritto di ognuno di amare chi più desidera, vuol dire che di certe pastoie più che medievali non ci siamo ancora liberati.

II disprezzo per gli omosessuali, a ben vedere, è un fatto culturale, radicato, ed è direttamente collegato al sessismo e soprattutto al machismo ancora dominante, alla concezione patriarcale e maschiocentrica della società che non si riesce ancora a sradicare.

Pensiamoci: cosa si dice, in senso offensivo, di un uomo che non aderisce al modello del maschio virile e dominante? Che è un gay. Una checca. Un finocchio. Lo si accosta a una donna, come se fosse un’infamia, una debolezza, una vergogna, si sottolinea l’inferiorità, la subalternità al maschio alpha. E  d’altra parte, una donna che non incarna, nel look o negli atteggiamenti, l’immagine della donna-con-la-gonna, tutta trucco e parrucco, cosa si dice, se non che è una lesbica?

Il tutto con l’avallo della religione, che nel suo santificare da una parte la famiglia “naturale” e dall’altra bollare come abominio contro natura l’omosessualità, legittima e consacra tale modello, con la complicità di politici e governanti che sacrificano la laicità dello Stato sull’altare elettorale.

Contro queste derive cattobigotte, l’unico baluardo è lo Stato di diritto, quello in cui nessun cittadino viene discriminato in base a chi si porta a letto, uno Stato che fa scelte che dovrebbero essere normali in ogni Paese civile, ma che siamo costretti ancora a definire coraggiose: il matrimonio egualitario per tutte le coppie senza distinzione di genere, con tutti i diritti annessi, inclusa l’adozione. E dall’altra parte, un’azione severa contro i reati a sfondo omofobo, che chiarisca una volta per tutte che l’omofobia non è un’opinione, ma una forma di discriminazione, e che bercino pure i teorici della “dittatura del pensiero unico”.

Resta, purtroppo, una tragica considerazione: che quanto sopra, vale attualmente per l’Occidente. Perché si contano circa 70 Paesi in cui l’omosessualità è illegale, e spesso perseguita con pene severissime, inclusa la morte: soprattutto Paesi in cui la legge islamica perpetua la secolare persecuzione degli omosessuali da parte della religione, inclusa l’Arabia Saudita con cui l’Occidente continua a fare affari. Un massacro, è doveroso dirlo a pena di passare per eretico, di cui non si parla mai abbastanza, dietro lo spauracchio dell’accusa di islamofobia.

Lo ricordino sempre i governanti, quando davanti alla scelta di concedere gli stessi diritti a tutti i cittadini tentennano, discutono, cercano compromessi con un occhio al conto dei voti: siamo fortunati a poter discutere dell’argomento. E allora basta incertezze: matrimonio per tutti. E viva l’amore.

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